MILANO - Milano intitola una strada a Giuseppe Pinelli nel quartiere San Siro, a pochi passi dalla casa in cui visse con la famiglia, e lo ricorda come “la diciottesima vittima di Piazza Fontana”. La nuova denominazione di via Micene è stata svelata durante una cerimonia partecipata, alla presenza del sindaco Giuseppe Sala e delle figlie Claudia e Silvia.
La targa riporta la dicitura “via Giuseppe Pinelli - anarchico, partigiano”. Ferroviere e militante anarchico, morì nel 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano durante le indagini sulla strage di Piazza Fontana, di cui era ingiustamente sospettato. Un caso che negli anni è diventato simbolo delle tensioni e delle ombre di quella stagione, dal momento che sul responsabile, diretto o indiretto, non è mai stata fatta giustizia.
Al caso Pinelli è legato anche l’omicidio di Lugi Calabresi, commissario che era in servizio quella notte in Questura – anche se, secondo le ricostruzioni, non presente nella sala dell’interrrogatorio al momento della caduta – e che divenne oggetto di una campagna mediatica e politica da parte di forze di estrema sinistra.
Fu ucciso nel 1972 a colpi di pistola e, dopo una vicenda giudiziaria durata decenni, una sentenza definitiva ha indicato come mandanti Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, e come esecutori Ovidio Bompressi e Leonardo Marino. Una sentenza comunque controversa perché basata quasi esclusivamente sul pentimento e confessione dello stesso Marino.
Dario Fo dedicò all’assassinio di Pinelli una delle sue opere teatrali più famose: Morte accidentale di un anarchico.
“Soprattutto ai giorni nostri è giusto non solo ricordare, ma imparare da chi ha impegnato la sua vita per i propri ideali”, ha detto Sala, ringraziando le figlie per la loro “lotta” e invitando a considerare la nuova via “non solo come abbraccio di Milano ma come stimolo a portare avanti quei valori”.
Molto partecipata la cerimonia, segnata dall’emozione delle figlie. “Quello di oggi è un momento di festa, possiamo anche piangere lacrime dolci, è memoria collettiva di una città che non ha dimenticato”, ha affermato Claudia Pinelli, aggiungendo che “la memoria è un impegno, un impegno politico per andare avanti e non arrendersi”.
Silvia Pinelli ha richiamato le parole della madre Licia: “Non ho mai inteso chiedere vendetta, ho creduto di combattere per cambiare il volto di questo Paese”, sottolineando che l’intitolazione rappresenta “una scelta di memoria” e che “l’esempio di vita non si cancella con la morte: questa cosa chi l’ha ucciso non l’ha capita”.