WASHINGTON - L’Iran lancia nuovi attacchi missilistici contro Israele e smentisce qualsiasi trattativa con gli Stati Uniti, definendo “fake news” le dichiarazioni del presidente Donald Trump su presunti progressi diplomatici.

Le sirene d’allarme sono risuonate in diverse città israeliane, inclusa Tel Aviv, dove un edificio residenziale è stato gravemente danneggiato. Le squadre di soccorso hanno avviato ricerche tra le macerie per individuare eventuali civili intrappolati.

In risposta, l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi in Iran, concentrandosi su strutture legate all’intelligence e ai centri di comando. Secondo le forze armate israeliane, oltre 50 bersagli sono stati colpiti in una sola notte, tra cui siti di lancio e deposito di missili balistici.

Sul piano politico, emergono versioni opposte. Trump ha sostenuto che Washington e Teheran abbiano avuto colloqui “molto produttivi”, parlando di “punti di accordo quasi su tutto”. Il presidente ha anche annunciato il rinvio di cinque giorni di un attacco alle infrastrutture energetiche iraniane.

Ma da Teheran arriva una smentita netta. Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha dichiarato che “non si sono svolti negoziati con gli Stati Uniti”, accusando Washington di diffondere informazioni per influenzare i mercati e alleggerire la pressione internazionale.

Anche i Guardiani della Rivoluzione hanno respinto le dichiarazioni americane, definendole “operazioni psicologiche” prive di effetti sul corso del conflitto.

Nonostante l’assenza di contatti diretti confermati, fonti internazionali indicano che alcuni paesi, tra cui Egitto e Pakistan, starebbero facilitando scambi indiretti tra le parti. Possibili incontri potrebbero tenersi nei prossimi giorni, ma al momento non vi sono conferme ufficiali.

Il conflitto, iniziato a fine febbraio, ha già causato oltre 2mila vittime e continua a destabilizzare la regione. L’Iran ha minacciato di colpire infrastrutture di paesi alleati degli Stati Uniti, aumentando il rischio di un allargamento dello scontro.

Le dichiarazioni contrastanti hanno avuto effetti immediati sui mercati. Dopo un iniziale calo del prezzo del petrolio sotto i 100 dollari al barile, legato all’ipotesi di negoziati, l’incertezza è tornata a crescere.

Con il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz ancora severamente limitato, la situazione resta fluida. Tra segnali diplomatici e escalation militare, il quadro continua a evolversi senza una direzione chiara.