TEL AVIV - L’Iran ha colpito la città con missili dotati di testate a grappolo, in una nuova escalation del conflitto con Israele, dopo l’uccisione di alti dirigenti iraniani nei raid statunitensi e israeliani.
L’attacco, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì (ora locale), ha provocato almeno due morti, portando a 14 il bilancio delle vittime in Israele dall’inizio della guerra.
Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, i missili utilizzati contenevano ordigni che si disperdono in più cariche esplosive durante la traiettoria, rendendo più difficile l’intercettazione e allargando l’area colpita. Israele ha accusato Teheran di aver impiegato più volte questo tipo di armamento nelle recenti operazioni.
L’attacco viene portato a termine dopo una serie di uccisioni mirate da parte israeliana, tra cui quella di Ali Larijani, figura di primo piano dell’apparato di sicurezza iraniano, e di altri dirigenti vicini al Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Le operazioni hanno colpito anche familiari e collaboratori dei leader iraniani, in un contesto di crescente intensità militare.
In Iran, un proiettile ha colpito un’area vicino alla centrale nucleare di Bushehr senza causare danni o feriti. Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha rinnovato l’appello alla prudenza per evitare rischi legati alla sicurezza nucleare.
Il conflitto, iniziato con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani, non mostra segnali di attenuazione. La nuova leadership iraniana, guidata da Mojtaba Khamenei dopo la morte del padre, ha respinto qualsiasi ipotesi di tregua, sostenendo che non sia il momento per negoziare.
Nel frattempo, il bilancio delle vittime continua a salire in tutta la regione. Secondo organizzazioni per i diritti umani, migliaia di persone sono morte in Iran, mentre attacchi collegati al conflitto hanno colpito anche Iraq, Libano e paesi del Golfo.
Le conseguenze si estendono anche all’economia globale. La chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, continua a spingere verso l’alto i prezzi dell’energia, con aumenti rilevanti dall’inizio della guerra.
Sul piano diplomatico, crescono le tensioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati. Il presidente Donald Trump ha criticato la mancanza di sostegno internazionale alle operazioni militari, mentre diversi paesi restano riluttanti a un coinvolgimento diretto.
Il conflitto si sta quindi trasformando in una crisi sempre più ampia, con effetti che vanno ben oltre il campo di battaglia e coinvolgono sicurezza, economia e relazioni internazionali.