TEHERAN - La nomina di Mojtaba Khamenei, 56 anni, a nuovo leader supremo dell’Iran segna un punto di rottura nella storia della Repubblica Islamica. Designato dall’Assemblea degli Esperti con un “voto decisivo” dopo la morte del padre Ali negli attacchi israelo-statunitensi, Mojtaba eredita un Paese in guerra e un sistema politico che, per la prima volta dal 1979, scivola verso una successione di stampo dinastico. 

Nato a Mashhad nel 1969, secondo dei sei figli di Ali Khamenei, Mojtaba ha costruito il proprio potere lontano dai riflettori. A soli 17 anni ha servito al fronte durante la guerra Iran-Iraq. È in quelle trincee che ha stretto i legami con i futuri vertici dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc), una connessione che si è rivelata decisiva per la sua ascesa odierna. 

Nel 1999 si è trasferito a Qom per approfondire gli studi teologici. Sebbene ufficialmente sia un hojatoleslam (rango intermedio), l’apparato mediatico del regime ha già iniziato a promuoverlo al rango di Ayatollah per legittimare la sua nuova carica. 

Mojtaba rappresenta un caso unico nella politica globale: non ha mai ricoperto incarichi governativi, non ha mai partecipato a elezioni, né ha mai tenuto un sermone pubblico. Per decenni, molti iraniani non hanno nemmeno conosciuto il suono della sua voce.  

Tuttavia, la sua influenza come regista dietro le quinte è stata immensa, al punto che i riformisti lo accusano di aver orchestrato l’ascesa di Mahmoud Ahmadinejad nelle elezioni del 2005 e del 2009, oltre alla successiva repressione del Movimento Verde. Il suo nome è, inoltre, legato al pugno di ferro usato durante i giri di vite contro le proteste antigovernative degli ultimi anni, attraverso operazioni condotte in stretto coordinamento con le milizie Basij. 

L’ascesa di Mojtaba solleva, però, un dilemma ideologico profondo. La Rivoluzione del 1979, guidata da Khomeini, nacque proprio per abbattere la monarchia ereditaria dei Pahlavi. Vedere oggi il potere passare da padre a figlio è interpretato da molti osservatori come un tradimento dei principi repubblicani originali, trasformando di fatto la carica di Guida Suprema in un nuovo “trono”. 

Sotto sanzioni occidentali e considerato un falco intransigente, Mojtaba assume il comando in una condizione di estrema vulnerabilità personale. L’attacco che ha ucciso il padre a Teheran ha colpito duramente anche i suoi affetti più cari: nel raid sono rimaste uccise sua madre, sua moglie e una delle sue sorelle. 

Oggi, Mojtaba Khamenei siede al vertice di un apparato che lo vede come il garante della continuità conservatrice, ma le minacce di nuovi attacchi mirati da parte di Stati Uniti e Israele lo rendono, agli occhi di molti analisti, una guida in costante pericolo di vita, un bersaglio mobile nel cuore di una guerra che non accenna a fermarsi.