CANBERRA - L’ex primo ministro Scott Morrison è tra le 32 persone che i legali del governo federale stanno cercando di contattare nell’ambito della causa avviata da Fiona Brown, ex collaboratrice senior del suo ufficio, che chiede un risarcimento danni al Commonwealth per la gestione dello scandalo Brittany Higgins.
Il procedimento è tornato oggi davanti alla Corte Federale, dove il giudice Nye Perram ha disposto una mediazione tra fine aprile e inizio maggio, dopo il deposito della memoria difensiva del governo. L’avvocato del Commonwealth, Matthew Minucci, ha chiesto più tempo per preparare il documento, sottolineando la necessità di consultare tutte le persone citate nella causa, tra le quali Morrison.
Brown, che nel febbraio 2021 ricopriva un ruolo dirigenziale nell’ufficio del primo ministro ed era stata capo del personale della senatrice Linda Reynolds nel 2019, sostiene di essere stata emarginata dopo l’esplosione pubblica del caso Higgins. Brittany Higgins aveva denunciato di essere stata violentata da un collega nello studio della Reynolds all’interno del Parlamento.
Nell’atto di citazione, lungo 106 pagine, Brown afferma che Morrison avrebbe rilasciato una dichiarazione fuorviante in Parlamento e che, dopo lo scandalo, si sarebbe rifiutato di parlarle. Durante la seduta delle interrogazioni parlamentari, l’allora primo ministro dichiarò: “Ho avuto queste discussioni con il membro del personale”. Secondo Brown, l’unico scambio diretto avvenne successivamente, quando Morrison le avrebbe detto: “Ne abbiamo parlato, non è vero?”, ricevendo un “sì” prima di allontanarsi.
La ex collaboratrice sostiene di essersi sentita “spaventata, intimidita e traumatizzata” e accusa il governo di averle impedito di rispondere pubblicamente alle accuse mosse da Higgins durante un’intervista a Network Ten, in cui venne citata per nome. Tra i documenti figura anche un messaggio che Higgins avrebbe inviato a Brown subito dopo i fatti, ringraziandola per il sostegno offertole.
L’azione legale, avviata ai sensi del Fair Work Act, afferma che Brown sarebbe stata trasformata in capro espiatorio e isolata, con conseguenze psicologiche gravi, fino a un tentativo di suicidio.
In un precedente procedimento civile, il giudice Michael Lee aveva riconosciuto che Brown aveva agito con compassione e integrità, ma era stata ingiustamente dipinta come figura insensibile.
La Corte Federale ha confermato a dicembre la conclusione secondo cui, secondo il criterio della probabilità, Bruce Lehrmann aveva violentato Higgins. Il processo penale si era interrotto per condotta impropria da parte di un giurato.