ROMA - Oltre 700 morti sul lavoro da gennaio ad oggi, quasi 405 denunce di infortuni e poco meno di 75.000 di malattia professionale. Sono i numeri drammatici che l’Anmil, l’associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, snocciola sulla base dei recenti dati dell’Inail, evidenziando che, nonostante gli sforzi e una giustizia spesso “di facciata”, il fenomeno continua ad avere in Italia tutte le caratteristiche di un’emergenza.

In occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro è del resto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a ricordare come la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro trovi “il suo fondamento nei principi della Costituzione. Da essi - spiega il capo dello Stato - discende un dovere concreto: intervenire sui rischi prima che si traducano in incidenti, attraverso una prevenzione efficace, una formazione adeguata e misure di protezione capaci di ottimizzare, a questo scopo, i cambiamenti tecnologici e organizzativi del lavoro”.

Una linea condivisa dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone. “La prevenzione rappresenta la prima e più importante forma di tutela della vita e della dignità delle persone. La sicurezza sul lavoro si costruisce intervenendo prima che si verifichi un incidente, prima che un rischio si trasformi in una tragedia”. Scegliendo Longarone, in ricordo del disastro del Vajont, come sede nazionale per le celebrazioni che si svolgono su tutto il territorio italiano, l’Anmil ribadisce quindi la sua richiesta: istituire il reato autonomo di ‘omicidio sul lavoro’ nell’ordinamento giuridico italiano.

“Non si tratta di giustizialismo - afferma il presidente Amedeo Bozzer, ricordando la proposta di legge attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera - bensì di inaugurare una nuova era di giustizia sociale che merita basi solide volte a ritrovare la perduta fiducia nella capacità dello Stato di tutelare la sicurezza dei lavoratori”. Per restituire dignità alla salute e sicurezza dei lavoratori l’associazione pensa anche all’istituzione di una Procura Nazionale del Lavoro, capace di accentrare e uniformare le indagini in materia superando la frammentazione territoriale e “guidata da una squadra di magistrati esperti della vastità tematica che la sicurezza del lavoro abbraccia. Una Procura che faccia finalmente scuola, reale e non solo di facciata”, spiega Bozzer.