KIEV – Le forze occidentali saranno considerate come “un intervento straniero” e “una minaccia diretta” alla Russia, che pertanto li prenderà di mira come “obiettivi militari legittimi”, così la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha commentato la dichiarazione finale del vertice dei Volenterosi di Parigi del 6 gennaio scorso dove è stato messo, nero su bianco, il dispiegamento di forze europee di peacekeeping in Ucraina.

Una minaccia che prende forza mentre le garanzie di sicurezza per Kiev sembrano vedere la luce, dopo i colloqui dei giorni scorsi tra Stati Uniti, Ucraina e Volenterosi. Tanto che Volodymyr Zelensky ha annunciato che ora, “il documento bilaterale è sostanzialmente pronto per la finalizzazione al massimo livello con il presidente degli Stati Uniti” Donald Trump.

La manifestata unità occidentale va sempre di pari passo all’indignazione di Mosca, che accusa Kiev e i suoi alleati di formare un “asse di guerra”, bollando i piani dei volenterosi come “sempre più pericolosi e distruttivi per il futuro del continente europeo”.

Un segnale inequivocabile che quanto concordato a Parigi non è visto di certo come un passo avanti verso la fine di una guerra, come invece sostenuto chiaramente dai partner occidentali al termine del vertice francese. Il risultato sottolineato dagli europei e ucraini è soprattutto quello di un impegno americano concreto a difesa dell’Ucraina e a sostegno dei Volenterosi.

Le garanzie per l’Ucraina includeranno un meccanismo di monitoraggio guidato dagli Stati Uniti e, appunto, una forza multinazionale europea - di cui tuttavia mancano ancora le specifiche, quali le dimensioni dei contingenti e le modalità di intervento -, da schierare solo una volta raggiunto un cessate il fuoco.

Un passaggio chiave, quest’ultimo, ribadito dal cancelliere tedesco Friedrich Merz secondo cui tuttavia, una tregua “non è all’ordine del giorno: la Russia non la vuole”, è la lettura del cancelliere. A dargli ragione, le decine di attacchi che ogni giorno prendono di mira le città ucraine e soprattutto le infrastrutture energetiche.

A seguito dell’ennesima ondata di raid notturni, più di un milione di famiglie nella regione di Dnipropetrovsk sono rimaste senza acqua ed elettricità dopo gli attacchi notturni russi alle infrastrutture energetiche del Paese nei giorni scorsi, quando sono state ripetutamente colpite anche Kiev e la regione di Leopoli.

Una crudeltà che rappresenta “un tentativo di spezzare l’Ucraina”, e che dimostra come “in questo momento, la Russia sta puntando più sull’inverno che sulla diplomazia”, ha tuonato Zelensky prima di ribadire la necessità di fare pressione sulla Russia.

“Da parte nostra c’è stata piena costruttività. Il team americano ha bisogno di ricevere una risposta dalla Russia: a cosa sono pronti e se sono veramente disposti a porre fine alla guerra”, è la posizione del presidente ucraino. Una risposta che forse Washington ha già ricevuto: stando a quanto riferito da alcune fonti ai media, il 7 gennaio è arrivato a Parigi anche il capo negoziatore russo Kirill Dmitriev.

Avvistato in Rue du Faubourg-Saint-Honoré - la via che ospita l’Eliseo e la residenza dell’ambasciatore statunitense - l’inviato di Putin è stato ricevuto nella sede dell’ambasciata americana, dove ha incontrato Steve Witkoff e Jared Kushner e fare il punto sul piano di pace.