MOSCA - Il conflitto in Ucraina ha subito una brusca accelerazione tattica nella notte, con l’impiego operativo del missile balistico a medio raggio Oreshnik. Descritto dall’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas come “un’escalation verso Kiev e un monito diretto a Europa e Stati Uniti”, il sistema ipersonico russo rappresenta oggi la sfida più complessa per gli apparati di difesa occidentali.
Con una gittata che raggiunge i 5.500 chilometri, l’Oreshnik è progettato per colpire obiettivi strategici a distanze continentali. La sua caratteristica più allarmante è la velocità estrema: muovendosi lungo una traiettoria balistica a circa 13.000 chilometri orari (Mach 10), il dispositivo è in grado di eludere i sistemi antimissile tradizionali.
Secondo le stime diffuse dai media russi, l’ordigno impiegherebbe appena 11 minuti per colpire la Polonia e solo 17 minuti per raggiungere il quartier generale della Nato a Bruxelles.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha confermato che città come Londra, Amsterdam o Roma si trovano nel raggio d’azione di queste armi avanzate, sottolineando l’attuale incapacità delle difese standard di intercettare testate che viaggiano a tali velocità.
L’Oreshnik non è solo una sfida di velocità, ma anche di saturazione. Il missile può trasportare da sei a otto testate separate (Mirv), sia convenzionali che nucleari. Ognuna di queste può essere programmata individualmente per colpire simultaneamente bersagli diversi, rendendo quasi impossibile una difesa efficace.
Sebbene Mosca lo presenti come un sistema rivoluzionario, esperti come Fabian Hoffmann dell’Università di Oslo ipotizzano che l’Oreshnik sia una sofisticata evoluzione del precedente missile RS-26 Rubezh. Lo sviluppo è stato affidato a centri d’eccellenza russi come il Mitt (Istituto di tecnologia termica di Mosca) e il Sozvezdie.
Un’inchiesta del Financial Times ha sollevato interrogativi critici sull’efficacia dell’embargo tecnologico. Nonostante le sanzioni internazionali, l’Oreshnik sarebbe stato assemblato utilizzando componenti di precisione occidentali. Solo nel 2024, sarebbero stati spediti in Russia componenti Heidenhain per un valore di almeno tre milioni di dollari, strumentazioni avanzate fondamentali per la guida e la produzione di armamenti di precisione.
Il debutto dell’Oreshnik risale al novembre 2024, quando colpì la città di Dnipro. In quell’occasione, tuttavia, il missile era equipaggiato con testate inerti, agendo più come dimostrazione di forza che come arma d’attacco. L’offensiva della scorsa notte segna invece il primo impiego con intento distruttivo reale, lanciato dal Cremlino come ritorsione per un presunto attacco ucraino contro la residenza di Vladimir Putin.
Il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha definito l’attacco “una minaccia per la sicurezza dell’intero continente”, sottolineando come l’esplosione a ridosso dei confini Nato rappresenti un test di tenuta per l’intera comunità transatlantica.