DAVOS - Elon Musk ha scelto il palcoscenico della cittadina svizzera per lanciare un messaggio controcorrente rispetto alla linea dell’amministrazione statunitense sui temi energetici, criticando i dazi imposti negli Stati Uniti sul solare.

Un intervento che segna una presa di distanza, almeno parziale, dal presidente Donald Trump, con cui Musk ha consolidato i rapporti negli ultimi anni.

Intervistato dal co-presidente ad interim del World Economic Forum Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, l’uomo più ricco del mondo ha sostenuto che gli Stati Uniti potrebbero coprire interamente il proprio fabbisogno elettrico con l’energia solare. “Basterebbe una piccola porzione di territori come Utah, Nevada o New Mexico per produrre tutta l’elettricità necessaria”, ha detto. Il problema, secondo Musk, non è tecnico ma politico ed economico: “Le barriere tariffarie sul solare sono estremamente elevate e rendono artificialmente più costosa la sua diffusione”.

Le dichiarazioni arrivano mentre Trump continua a difendere petrolio e gas, invitando le grandi compagnie energetiche ad incrementare le trivellazioni e mostrando scetticismo verso le rinnovabili. Musk, pur restando vicino alla Casa Bianca su altri dossier, ha evidenziato come la crescita dei data centre e dell’intelligenza artificiale richiederà enormi quantità di energia, rendendo il solare una risorsa strategica.

Nel corso del dibattito, l’imprenditore ha anche rilanciato le ambizioni di Tesla sul fronte tecnologico. Ha annunciato di aspettarsi l’approvazione in Europa e in Cina del sistema Full Self-Driving già entro il prossimo mese, un passaggio cruciale per monetizzare la guida autonoma fuori dagli Stati Uniti. Ha inoltre indicato obiettivi aggressivi per il 2026, tra cui la vendita dei primi robot umanoidi sviluppati dall’azienda.

La conversazione ha toccato anche il futuro dell’intelligenza artificiale, il ruolo dei razzi riutilizzabili di SpaceX e una visione di lungo periodo in cui i robot potrebbero superare numericamente gli esseri umani, con effetti dirompenti sull’economia globale. Non è mancata una battuta sul sogno marziano: “Voglio morire su Marte, ma non all’impatto”, ha scherzato Musk, strappando una risata alla platea.

La sua presenza a Davos è apparsa di rilievo anche per un altro motivo: dopo anni di critiche al Forum, accusato di essere elitario e distante dalla realtà, Musk ha scelto proprio quel contesto per ribadire che tecnologia, energia e politiche pubbliche restano sempre più intrecciate.