MEBOURNE - Da piccola, durante i viaggi in Italia con la famiglia, aveva imparato qualche espressione, “come stai?”, “mi chiamo”, parole essenziali ma non sufficienti per comunicare davvero con zii e cugini italiani.
Una distanza linguistica che, a otto anni, pesava molto più di quanto si potesse immaginare. È anche da quel desiderio di comunicare senza intermediari che è nata la curiosità di Nadia Romanin verso l’italiano. Lo studio formale è iniziato in Anno 7 al Catholic Ladies’ College, anche se il dolce suono della lingua la accompagnava da sempre.
Gran parte della famiglia paterna vive infatti nella provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia. “Non riuscire a parlare davvero con gli altri miei parenti mi faceva sentire molto distante da loro. Dover chiedere ogni volta a mio padre di tradurre quello che volevo dire ai miei zii o ai miei cugini era molto imbarazzante per me da bambina”, racconta.
Quella necessità personale si è trasformata, negli anni, nella determinazione di diventare il più fluente possibile tanto da spingerla a scegliere di portare italiano fino al VCE.
Con il passare del tempo lo studio ha aperto una porta sulle proprie origini e accresciuto la curiosità verso la cultura friulana e la sua lingua che intende approfondire durante gli studi universitari e nei futuri viaggi in Italia.
Una prima occasione arriverà già alla fine di quest’anno, quando trascorrerà con la famiglia Natale e Capodanno in Friuli, nella speranza di scoprire tradizioni locali da poter poi portare con sé in Australia. L’italiano, spiega, le ha insegnato molto anche a livello personale, ampliando i suoi orizzonti e accrescendo il suo interesse per le lingue e le culture straniere, le loro tradizioni e la loro storia.
“Ha anche arricchito le mie capacità di comunicazione in inglese, rafforzando le mie conoscenze linguistiche e grammaticali - spiega -. Studiare una lingua così complessa e ricca di sfumature rappresenta una sfida che mi ha aiutato a sviluppare la perseveranza e a migliorare le mie capacità cognitive, tra cui il pensiero critico, il riconoscimento di schemi ricorrenti e la memorizzazione”.
Quest’anno, per il terzo anno consecutivo, Nadia ha partecipato al concorso di recitazione poetica della Società Dante Alighieri di Melbourne presentando un canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante che le è valso il primo posto nella sua categoria. Una decisione che, ammette con ironia, rispondeva anche al desiderio di “completare il trio”, dopo aver recitato un brano del Paradiso in Anno 9, e del Purgatorio in Anno 10 e 11.
Nadia ha affrontato la sfida di memorizzare l’antico toscano e lavorare sulle diverse intonazioni con entusiasmo, osservando con interesse attraverso la finestra che il Sommo Poeta apre sulla storia e cultura italiana.
Sebbene non abbia ancora deciso se iscriversi al corso di laurea in Giurisprudenza o a un Bachelor of Arts, Nadia Romanin non ha dubbi sul fatto di voler continuare a studiare l’italiano, tanto che assicura: “Ho fatto domanda soltanto a università che offrono italiano come corso di lingua”.