TEL AVIV - Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la guerra contro l’Iran “potrebbe richiedere un po’ di tempo”, ma ha escluso che il conflitto possa protrarsi per anni come accaduto in passato in Medio Oriente.

L’offensiva aerea congiunta di Stati Uniti e Israele è iniziata sabato con attacchi su Teheran che hanno ucciso la guida suprema Ali Khamenei e diversi alti funzionari iraniani, provocando una risposta missilistica di Teheran contro Israele e contro Paesi arabi che ospitano basi americane.

Ospite di Fox News, Netanyahu ha respinto l’idea di una guerra senza fine. “Ho detto che potrebbe essere rapida e decisiva. Potrebbe richiedere un po’ di tempo, ma non durerà anni. Non è una guerra infinita”, ha affermato. Secondo il primo ministro israeliano, l’azione militare era necessaria immediatamente per impedire all’Iran di rendere inattaccabili i propri programmi missilistici e nucleari.

Netanyahu ha sostenuto che la leadership iraniana stava costruendo nuovi siti sotterranei e bunker per proteggere infrastrutture strategiche. “Dovevamo agire ora. Se non lo avessimo fatto, in futuro non sarebbe stato più possibile intervenire”, ha detto, definendo l’Iran una “minaccia esistenziale” non solo per Israele ma per il mondo intero.

Il presidente americano Donald Trump aveva inizialmente ipotizzato una durata del conflitto di quattro o cinque settimane, pur lasciando aperta la possibilità di un impegno più lungo. L’operazione segna un passaggio rilevante rispetto alla retorica “America First” adottata da Trump durante la campagna elettorale del 2024, incentrata sulla riduzione degli interventi militari all’estero.

Netanyahu ha indicato l’offensiva come un’opportunità per ridisegnare gli equilibri regionali e favorire una pace duratura, anche nei rapporti tra Israele e Arabia Saudita. “Sì, vedo un percorso verso una stabilità più ampia”, ha risposto a chi gli chiedeva se il conflitto potesse aprire nuovi scenari diplomatici.

Negli Stati Uniti, tuttavia, il sostegno pubblico appare limitato. Un sondaggio Reuters/Ipsos indica che solo un americano su quattro approva i raid contro l’Iran. Le lunghe guerre in Iraq e Afghanistan hanno alimentato scetticismo verso nuovi interventi militari.

Netanyahu ha infine affermato che l’azione congiunta con Washington potrebbe creare le condizioni affinché il popolo iraniano cambi il proprio governo, pur riconoscendo che la decisione finale spetta agli stessi iraniani.