TEL AVIV - In una fase cruciale del conflitto e con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, la comunicazione del governo israeliano si fa sempre più aggressiva e simbolica.

Un video postato su X da Topaz Luk, consigliere del premier Benjamin Netanyahu, mostra il primo ministro intento a colpire con delle freccette i volti di Yahya Sinwar (leader di Hamas), Hassan Nasrallah (Hezbollah) e della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. 

Il messaggio è chiaro: rivendicare i successi militari contro l’asse della resistenza e personalizzare lo scontro con i leader nemici. Una strategia comunicativa già inaugurata dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che la scorsa settimana aveva celebrato le vittorie di Israele oscurando i volti di figure chiave come Ismail Haniyeh, Mohammed Deif e lo stesso Khamenei. 

Dietro la simbologia dei video, le parole del premier durante una visita al Centro nazionale delle operazioni di emergenza sanitaria delineano una strategia politica precisa. Netanyahu ha indicato nel popolo iraniano l’unico vero motore possibile per un rovesciamento del regime degli ayatollah, pur sottolineando il ruolo decisivo delle azioni militari israeliane. 

“Far crollare il regime in Iran è nelle mani del popolo iraniano”, ha dichiarato il premier, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Netanyahu ha poi aggiunto una nota di estrema durezza: “Non c’è dubbio che attraverso le azioni intraprese finora stiamo rompendo loro le ossa”.

L’aspirazione dichiarata è quella di spingere gli iraniani a liberarsi dal “giogo della tirannia”, promettendo un cambiamento permanente che porrebbe fine alle ostilità una volta per tutte. 

Queste dichiarazioni arrivano in un momento di massima polarizzazione, in cui la retorica della vittoria totale serve a Netanyahu sul fronte interno per consolidare il consenso in vista delle elezioni del 2026, presentandosi come l’unico leader capace di neutralizzare le minacce esistenziali. Sul fronte esterno, invece, le parole del premier suonano come una chiamata alle armi o alla rivolta per i dissidenti iraniani, proprio mentre l’Iran affronta una transizione delicata sotto la guida di Mojtaba Khamenei.