WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato con durezza gli alleati europei per il rifiuto di partecipare agli sforzi per riaprire lo Stretto di Hormuz, salvo poi sostenere che Washington non ha bisogno dell’aiuto di nessuno per affrontare la crisi.
Lo stretto, attraverso cui passa circa il 20 per cento del petrolio mondiale, è stato di fatto chiuso dall’Iran dopo l’escalation del conflitto con Stati Uniti e Israele, con conseguenze immediate sui mercati energetici.
Dopo giorni di pressioni sugli alleati della NATO e su altri partner internazionali, Trump ha cambiato tono, dichiarando sui social che gli Stati Uniti non necessitano di alcun contributo esterno. “Non abbiamo più bisogno, né desideriamo, l’assistenza dei paesi NATO — in realtà non ne abbiamo mai avuto bisogno”, ha scritto, estendendo il messaggio anche a Giappone, Australia e Corea del Sud.
Poco dopo, però, il presidente ha espresso irritazione per la mancata disponibilità degli alleati. Durante un incontro alla Casa Bianca con il primo ministro irlandese Micheál Martin, Trump ha definito la posizione della NATO “un errore molto grave”. “Questo era un test importante. Avrebbero dovuto essere al nostro fianco”, ha affermato.
La posizione altalenante riflette le difficoltà degli Stati Uniti nel costruire una risposta internazionale alla crisi, mentre la chiusura dello stretto continua a pesare sull’economia globale. I prezzi dell’energia sono aumentati rapidamente e negli Stati Uniti il costo dei carburanti è cresciuto di circa il 25 per cento, alimentando timori per famiglie e imprese.
Teheran ha dichiarato che non consentirà il passaggio di navi legate agli Stati Uniti o ai loro alleati, una minaccia che ha di fatto bloccato uno dei corridoi energetici più importanti al mondo.
All’interno dell’amministrazione americana, le preoccupazioni economiche sono state ridimensionate. Il principale consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha definito l’impatto dei prezzi dell’energia una questione secondaria rispetto ad altre priorità, suscitando critiche da parte dell’opposizione democratica. Il leader alla Camera Hakeem Jeffries ha accusato l’amministrazione di sottovalutare le difficoltà degli americani.
Gli alleati occidentali, intanto, mantengono una posizione prudente. Molti governi europei ritengono che il conflitto e le sue conseguenze fossero prevedibili e non intendono essere coinvolti direttamente. Il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto alla possibilità di contribuire alla sicurezza dello stretto, ma solo nell’ambito di una missione separata dal conflitto. Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha indicato che un eventuale coinvolgimento dipenderebbe da un accordo più ampio tra partner.
La mancata risposta di altri attori internazionali, tra cui la Cina, e il rinvio di un vertice tra Trump e il presidente Xi Jinping evidenziano come la crisi stia ampliando le tensioni diplomatiche oltre il Medio Oriente.