BUENOS AIRES - La cittadinanza italiana è diventata un tema di grande dibattito in Argentina. Un decreto-legge del governo italiano ha recentemente modificato le regole e limitato il diritto di trasmissione della cittadinanza esclusivamente alla seconda generazione, lasciando fuori una vasta parte della comunità italoargentina e creando confusione e incertezze anche all’interno dei consolati italiani.  

Quanto approvato dal Consiglio dei ministri stabilisce che solo coloro che hanno almeno un genitore o un nonno nato in Italia potranno ottenere automaticamente la cittadinanza italiana. Il riconoscimento del ius sanguinis per ricostruzione verrà limitato a chi è nato in Italia o ha un genitore che vi ha risieduto almeno due anni.  

La riforma ha anche centralizzato la gestione delle pratiche a un nuovo ufficio creato allo scopo, con sede a Roma, rendendo incerta la posizione di chi ha già presentato la domanda in consolato. 

Rodolfo Borghese, consigliere del Cgie (Consiglio generale degli italiani all’estero) e vicepresidente del Comites di Córdoba, ha espresso la sua opinione e offerto un’analisi sulla situazione e sugli effetti di questa riforma. 

Secondo Borghese, il decreto ha di fatto escluso l’80% degli italodiscendenti in Argentina, poiché la maggior parte di loro appartiene a generazioni più lontane dalla seconda. “Inoltre, i consolati italiani hanno smesso improvvisamente di concedere appuntamenti per la cittadinanza e la situazione è molto confusa anche per gli impiegati, che non sanno come proseguire”, ha aggiunto.  

La confusione aleggia nell’aria e molti funzionari non sono sicuri su come procedere, poiché il quadro normativo è poco chiaro. 

Borghese ha sottolineato che gli impiegati consolari, molti dei quali si occupano delle pratiche di cittadinanza, sono ora anche loro in una situazione incerta. “Non sanno se perderanno il posto di lavoro – osserva –. Personalmente considero che possano passare ad altre mansioni, per gestire un numero sempre crescente delle domande di passaporti e carte d’identità”. Ma sottolinea che l’aspetto estemporaneo di questo decreto crea un clima di preoccupazione anche all’interno delle stesse strutture consolari. 

Per Borghese, non c’è altro da fare che attendere: “Ci vorranno almeno un paio di settimane affinché gli uffici consolari possano chiarire come proseguire e come affrontare i numerosi casi in sospeso. Ci sono molte ambiguità tecniche”.   

Borghese ha posto l’accento su altri problemi puntuali, come la gestione dell’Anagrafe, ora che i figli dei cittadini italiani all’estero non possono più essere iscritti automaticamente e le incertezze riguardo al futuro delle pratiche già in corso.  

Nonostante il ministro Tajani abbia chiarito che le domande di riconoscimento della cittadinanza già presentate saranno portate avanti, non è chiaro se questo include anche i casi di chi ha già presentato la documentazione venerdì, prima dell’entrata in vigore del decreto, ma doveva completare il pagamento lunedì, quando ormai era stato emanato.   

Il decreto-legge, che limita l’accesso alla cittadinanza italiana, dovrà ora essere discusso in Parlamento. “Per ora si tratta di congetture. La situazione attuale non permette di fare previsioni concrete”, chiarisce.  

Borghese ha indicato che sono già iniziati i dibattiti nelle Camere, ma la strada è ancora lunga prima che si giunga a una risoluzione definitiva: “Sono appena iniziati i dibattiti. La riforma potrebbe subire modifiche significative”.