Abbiamo esempi in ogni parte del mondo. In Madagascar, durante settimane di blackout e proteste violente, quando il governo ha imposto il coprifuoco e la connettività nazionale è diventata instabile, migliaia di persone hanno continuato a comunicare anche senza accesso alla rete globale.
In Nepal, mentre le manifestazioni contro la corruzione si intrecciavano con il blocco dei social media, decine di migliaia di cittadini hanno trovato canali alternativi per coordinarsi e scambiarsi informazioni.
Anche i disastri naturali hanno offerto uno scenario simile: in Giamaica, durante il recente passaggio dell’uragano Melissa e il relativo collasso delle infrastrutture di telecomunicazione, molte persone sono riuscite a restare in contatto grazie a un sistema che non dipendeva né da reti cellulari né da server centrali.
Il caso più emblematico in Uganda: alla vigilia delle elezioni dello scorso mese, il governo di Yoweri Museveni ha imposto un blackout delle comunicazioni digitali, pratica già utilizzata in passato per ostacolare l’organizzazione dell’opposizione. In questo contesto, alcuni esponenti politici hanno pubblicamente invitato i cittadini a scaricare un’applicazione prima che i collegamenti venissero interrotti. Il risultato è stato impressionante: circa un milione di download in poche settimane. Ciò non è bastato a cambiare l’esito del voto e Museveni, al potere dal 1986, ha vinto per l’ennesima volta. Ma il segnale è stato chiaro.
Situazione simile anche in Iran, dove la “internet disruption” è ormai uno strumento politico abituale: se le persone non possono comunicare su larga scala, diventa molto più difficile organizzare proteste o diffondere informazioni essenziali alla popolazione. Dietro tutti i casi che abbiamo citato c’è lo stesso nome: Bitchat. Non si tratta dell’ennesima app di messaggistica, ma di un’idea radicale nella sua semplicità.
Bitchat è un’applicazione decentralizzata e open source che funziona senza Internet, senza Wi-Fi e senza rete cellulare. I messaggi viaggiano attraverso una rete Bluetooth Mesh, composta da dispositivi vicini che si collegano tra loro e inoltrano le comunicazioni in modo crittografato. Non serve un numero di telefono, né un account e non esiste neppure un server centrale. Ogni smartphone è allo stesso tempo utente e infrastruttura, un nodo che riceve e ritrasmette i messaggi, rendendo la rete locale incensurabile. L’ispirazione è evidente: lo stesso principio che ha reso Bitcoin una rete resiliente e distribuita viene applicato alla comunicazione. Come Bitcoin ha dimostrato che è possibile trasferire valore senza intermediari centralizzati, Bitchat suggerisce che è possibile comunicare senza dover chiedere il permesso. Quando le infrastrutture tradizionali falliscono, per un disastro naturale, per un guasto tecnico o, peggio, per una decisione politica, la rete non collassa, ma si riorganizza intorno ai dispositivi dell’uomo comune.
Dietro questo progetto c’è Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter e da anni figura centrale nel dibattito sull’evoluzione delle tecnologie digitali. Dopo aver lasciato la guida del social network, Dorsey ha concentrato la propria attenzione sui sistemi decentralizzati, vedendo in Bitcoin non solo un’innovazione finanziaria, ma anche un’infrastruttura capace di ridisegnare i rapporti tra tecnologia, potere e informazione.
Bitchat, che lui stesso ha descritto con nonchalance come il suo “weekend project”, è la traduzione pratica di questa visione, uno strumento che non soverchierà i regimi politici, ma che restituisce alle persone qualcosa di fondamentale: la possibilità di comunicare. In un mondo in cui spegnere Internet è diventato una tecnica sempre più comune nelle mani dei governi autoritari, Bitchat non è solo un esperimento tecnico, ma la dimostrazione che riducendo i punti di controllo centralizzati si può ancora difendere un minimo spazio di libertà, che, in situazioni estreme, fa tutta la differenza.
Questo articolo contiene opinioni personali dell’autore che non devono costituire la base per prendere decisioni di investimento. Ricordiamo che l’intento di questa rubrica non è quello di dare consigli finanziari, ma semplicemente analizzare il mondo delle criptovalute per renderlo accessibile a tutti.