LATINA - “Non ho mai voluto la morte di Satnam Singh”. Lo ha detto Antonello Lovato nel corso di dichiarazioni spontanee rese nel processo per la morte del bracciante indiano, 31 anni, deceduto dopo un incidente sul lavoro avvenuto il 17 giugno scorso nelle campagne dell’Agro Pontino. Lovato è imputato. Deve rispondere del reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Satnam è rimasto agganciato a un rullo trainato da un trattore, che gli tranciò il braccio destro e schiacciò gli arti inferiori. Dopo l’incidente l’uomo è stato portato a casa e l’arto tranciato era stato poggiato sopra una cassetta utilizzata per la raccolta degli ortaggi. Il processo è iniziato davanti ai giudici della Corte d’assise latinense.
“Inutile che nasconda la paura per questo processo - ha detto Lovato al termine dell’udienza -. I miei avvocati mi hanno spiegato che sono qui con l’accusa di omicidio volontario, di aver ucciso un uomo. Questo non è vero. Il 17 giugno del 2024 nella mia terra c’è stato un gravissimo incidente sul lavoro. Mi sono trovato di fronte a una scelta scioccante; ho trovato Singh a terra senza un braccio. Purtroppo ho perso la testa, non ero in me. Non ho mai voluto la sua morte, neanche per un istante”.
Nei mesi scorsi Lovato ha subito un periodo di custodia cautelare. In base a quanto accertato dai magistrati in un’altra indagine, gli affari dell’azienda si basavano anche sullo sfruttamento dei braccianti, pagati a cottimo molto al di sotto del limite imposto dalla legge, cioè 8,65 euro all’ora, per un lavoro di ben oltre otto ore al giorno, senza straordinari e pause adeguate, senza bagni e acqua corrente.
Prima dell’inizio dell’udienza, davanti alla sede del tribunale c’è stata una manifestazione della Cgil. Ma tutti i sindacati hanno aderito al presidio. Sugli striscioni si leggeva “Stop al Caporalato” e “Verità e Giustizia per Satnam Singh”. “È un processo che effettivamente segna un po’ uno spartiacque ma lo ha già segnato subito dopo i fatti. Dal giorno della morte di Satnam è cambiato qualcosa: c’è una presa di coscienza importante e sono stati assunti tanti lavoratori stranieri”, ha detto Giovanni Lauretti, legale di Soni Singh, la moglie di Satnam. “La vicenda di Satnam Singh, abbandonato davanti casa sua con il braccio tranciato in una cassetta di plastica dal datore di lavoro dopo aver subito un incidente nei campi dov’era sfruttato, è la rappresentazione più cruenta e tragica di ciò che avviene nei campi italiani. Il suo non è un caso isolato ma il risultato di un sistema del lavoro agricolo che spesso sfrutta e a volte uccide, in cui i lavoratori sono deumanizzati e considerati alla stregua di attrezzi.
In questo contesto, la prevenzione e i controlli delle istituzioni continuano a essere drammaticamente insufficienti e lo Stato fallisce così la sua lotta al caporalato e allo sfruttamento”, ha spiegato in una nota Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil nazionale. “Nei giorni scorsi la ministra Calderone ha detto che i sindacati fanno ‘propaganda’ sul tema e ha sbandierato un presunto 60% in meno di vittime di caporalato nel 2024 - ha spiegato Mininni –. In attesa di conoscere il modo in cui sarebbero stati ricavati questi dati, sappiamo con certezza che gli irregolari nell’agricoltura italiana sono 200.000, mentre i reati e gli illeciti amministrativi nell’agroalimentare sono cresciuti del 9,1%. Sono numeri che dipingono uno scenario drammatico”.