WASHINGTON - Il dialogo tra le grandi potenze sul controllo degli arsenali nucleari resta bloccato e lo stallo alimenta i timori di una nuova corsa agli armamenti, in un contesto internazionale sempre più instabile.
Con la scadenza del trattato New Start tra Stati Uniti e Russia, Washington ha chiesto una profonda revisione dell’accordo e insiste perché anche la Cina entri in un nuovo formato negoziale che stabilisca limiti alla proliferazione nucleare. Pechino, però, continua a respingere le pressioni americane.
Il New Start era l’ultimo trattato internazionale sul controllo degli armamenti nucleari e imponeva a Stati Uniti e Russia - che insieme detengono circa l’80 per cento delle testate mondiali - di non superare il limite di 1.550 testate ciascuno.
Dopo la sua scadenza, Donald Trump ha rifiutato la proposta di Vladimir Putin di prorogare per un altro anno le vecchie restrizioni, chiedendo invece un accordo “nuovo, migliorato e modernizzato”, che tenga conto delle violazioni russe e dell’aumento globale degli arsenali.
Secondo il sottosegretario americano agli Armamenti Thomas Di Nanno, Pechino avrebbe approfittato delle restrizioni giuridicamente vincolanti tra Washington e Mosca per espandere rapidamente le proprie capacità nucleari ed è sulla buona strada per superare le mille testate entro il 2030. In questo scenario, ha sottolineato il segretario di Stato Marco Rubio, il controllo degli armamenti non può più restare una questione bilaterale e la Cina avrebbe una responsabilità centrale nel garantire la stabilità strategica.
La risposta è stata netta. L’ambasciatore cinese all’organismo Onu per il disarmo a Ginevra, Shen Jian, ha ribadito che le capacità nucleari della Cina non sono paragonabili a quelle di Stati Uniti e Russia e che spetta a questi due Paesi continuare ad assumersi le loro responsabilità primarie in materia di disarmo.
Anche Mosca, a sua volta, ha fatto sapere di non sentirsi più vincolata al New Start, sostenendo che le regole sul controllo degli armamenti, per essere credibili, devono includere altri attori.
Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha avvertito che la Russia è pronta “a ogni scenario”, e ha rilanciato chiedendo di includere nei colloqui anche Francia e Regno Unito, gli unici Paesi europei dotati di armi nucleari e schierati a fianco dell’Ucraina.
La richiesta russa non sembra però aver trovato pieno accoglimento. Londra ha fatto sapere di mantenere un deterrente nucleare minimo e che i negoziati dovrebbero concentrarsi sugli Stati con i maggiori arsenali, cioè Stati Uniti, Russia e Cina. Più sfumata la posizione della Francia, che ha ribadito il sostegno al contenimento degli armamenti strategici tra i Paesi dotati degli arsenali più rilevanti.
Nel frattempo, l’assenza di un quadro condiviso di regole lascia il controllo delle armi nucleari in una zona grigia, con il rischio che la competizione strategica tra le grandi potenze torni a intensificarsi senza neppure i vincoli figli della guerra fredda.