RIAD - Una crisi senza precedenti ha travolto le fragili istituzioni yemenite: Aidarus Al-Zubaidi, leader del Consiglio di Transizione del Sud (Stc), è stato ufficialmente destituito dal Consiglio Presidenziale con l’accusa di alto tradimento.
La presidenza dell’organismo esecutivo riconosciuto internazionalmente ha annunciato che Al-Zubaidi sarà deferito alla Procura Generale per una lunga serie di reati, segnando una rottura definitiva tra il governo e la fazione separatista.
La rimozione forzata arriva dopo un clamoroso atto di insubordinazione. Al-Zubaidi era atteso a Riad per partecipare a una conferenza di pace programmata per mercoledì, volta a stabilizzare le fazioni in lotta. Tuttavia, la coalizione a guida saudita ha comunicato che il leader separatista non è salito sull’aereo che avrebbe dovuto portarlo in Arabia Saudita, rendendosi di fatto latitante.
Secondo fonti della coalizione, Al-Zubaidi sarebbe ora “fuggito verso una destinazione sconosciuta”.
Questo dietrofront è avvenuto nonostante il Consiglio di Transizione avesse inizialmente accettato la proposta di dialogo russa e saudita, in un contesto che vede l’STC lottare per ripristinare lo Stato indipendente nel sud dello Yemen (esistito dal 1967 al 1990).
La risposta militare di Riad non si è fatta attendere. Dopo la dichiarazione di “alto tradimento”, l’aviazione saudita ha lanciato oltre 15 attacchi aerei preventivi nel governatorato sud-occidentale di al-Dhale, roccaforte natale di Al-Zubaidi.
Fonti mediche degli ospedali Al-Nasr e Al-Tadamon hanno confermato la morte di almeno quattro civili e il ferimento di altri sei. Parallelamente ai raid aerei, le forze di sicurezza fedeli al governo centrale hanno effettuato irruzioni in tutta la provincia per smantellare le cellule fedeli al leader in fuga.
Il campo di battaglia nello Yemen meridionale ha subito bruschi mutamenti nelle ultime settimane.
Se all’inizio di dicembre le forze di Al-Zubaidi erano riuscite a conquistare vasti territori, i primi giorni di gennaio hanno visto la controffensiva delle fazioni vicine all’Arabia Saudita. Supportate dai raid aerei, le truppe governative hanno riconquistato gran parte del terreno perduto, spingendo Riad a tentare la carta del “dialogo forzato” che Al-Zubaidi ha infine deciso di disertare.
La rimozione del leader e l’offensiva su al-Dhale segnano una nuova, pericolosa escalation in un Paese già devastato da oltre un decennio di guerra civile e interventi internazionali.