CANBERRA - L’Australia sta “esaminando tutte le opzioni” dopo che il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’aumento dal 10 al 15 per cento della tariffa temporanea sulle importazioni.
La misura, comunicata nel fine settimana, giunge dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato il precedente programma di dazi dell’amministrazione, giudicando che il presidente avesse superato i propri poteri.
Il ministro del Commercio Don Farrell, in partenza per Washington, ha dichiarato di star lavorando con l’ambasciata australiana per valutare le implicazioni concrete sulle esportazioni nazionali. “L’Australia crede nel libero e corretto commercio. Abbiamo sempre sostenuto che questi dazi siano ingiustificati”, ha affermato.
Il nuovo schema tariffario si basa sulla cosiddetta Section 122, una norma mai utilizzata prima che consente dazi fino al 15 per cento per 150 giorni, con eventuale proroga subordinata all’approvazione del Congresso. Si tratta di un terreno giuridico non ancora messo alla prova, che potrebbe aprire la strada a nuove contestazioni legali negli Stati Uniti.
Per Canberra la questione è delicata. Gli Stati Uniti restano un partner strategico e commerciale di primo piano, nonché alleato chiave sul piano della sicurezza. Un aumento generalizzato dei dazi rischia di colpire settori esportatori australiani, anche se la Casa Bianca ha indicato alcune esenzioni, tra cui minerali critici, metalli ed energia – comparti centrali per l’economia australiana.
L’opposizione ha definito la decisione “deplorevole e inopportuna”. Il senatore James Paterson ha auspicato un’esenzione specifica per l’Australia, richiamando l’accordo di libero scambio tra i due Paesi e “lo spirito dell’amicizia bilaterale”. Ha inoltre espresso l’auspicio che il governo Albanese, insieme al nuovo ambasciatore Greg Moriarty, riesca a ottenere un trattamento differenziato.
Trump ha difeso la scelta sostenendo che molti Paesi avrebbero “approfittato” degli Stati Uniti per decenni. Ha anche indicato l’intenzione di valutare ulteriori strumenti legislativi per mantenere pressione commerciale su partner ritenuti sleali.
La decisione viene presa in un contesto politico interno complesso per Washington, con sondaggi che mostrano un calo del consenso sulla gestione dell’economia e un crescente malcontento per il costo della vita.
Per l’Australia, la priorità resta proteggere l’accesso al mercato statunitense senza compromettere una relazione strategica che va oltre il commercio.