CANBERRA - L’Australia punta a rafforzare la propria presenza marittima con una nuova generazione di droni autonomi progettati per sorvegliare le acque nazionali per lunghi periodi.
Il governo federale ha annunciato un contratto da 176 milioni di dollari con la società australiana Ocius Technology per la fornitura di 40 nuovi droni marini Bluebottle destinati alla Royal Australian Navy.
L’annuncio è stato fatto dal ministro per l’Industria della Difesa Pat Conroy, che ha spiegato come il sistema prenda il nome dalla medusa “bluebottle”, ben nota sulle spiagge australiane per la sua puntura dolorosa.
“Quando si vede una medusa bluebottle in acqua, è un segnale per uscire subito dal mare - ha detto Conroy ai giornalisti a Canberra -. Vogliamo che anche i potenziali avversari capiscano lo stesso messaggio quando vedono questi droni: uscire dalle nostre acque”.
Con l’arrivo delle nuove unità, la flotta australiana di droni di superficie senza equipaggio salirà ad almeno 55 mezzi, uno dei contingenti più numerosi al mondo nel suo genere.
I droni Bluebottle sono progettati per operazioni prolungate in mare aperto. Secondo i dati disponibili, alcune missioni di prova hanno superato i 180 giorni consecutivi di attività senza rientrare alla base.
Uno degli elementi distintivi di questi mezzi è l’assenza di carburante tradizionale. I droni sono alimentati da energia rinnovabile, sfruttando vento, sole e onde per mantenere operativi i sistemi di bordo.
Il loro compito principale sarà la raccolta continua di informazioni, sorveglianza e ricognizione nelle aree marittime considerate sensibili.
I Bluebottle potranno inoltre operare in coordinamento con altre piattaforme militari, inclusi sommergibili e sistemi aerei senza pilota. I droni sono in grado di lanciare piccoli velivoli autonomi e di funzionare come nodi di comunicazione per altre unità navali.
I mezzi possono essere dispiegati direttamente da navi militari o da rampe portuali, offrendo maggiore flessibilità operativa per basi costiere e installazioni su isole remote.
Secondo Conroy, alcuni droni di questo tipo sono già utilizzati nel nord-ovest dell’Australia nell’ambito dell’Operation Resolute, la missione destinata a proteggere i confini marittimi del paese.
Il ministro ha sottolineato che la tecnologia contribuirà a rafforzare la sorveglianza delle rotte marittime settentrionali, ritenute una delle principali aree di attenzione strategica.
La rete di droni potrà inoltre contribuire alla difesa subacquea, fornendo collegamenti di comunicazione per unità navali e sommergibili impegnati nelle operazioni di pattugliamento.