CANBERRA – Il governo di Anthony Albanese ha annunciato un rafforzamento del sostegno alle scuole di lingue comunitarie in Australia, estendendo i finanziamenti per oltre 580 istituti attraverso il Community Language Schools Grants Program.
L’intervento prevede 13 milioni di dollari aggiuntivi in quattro anni, con l’obiettivo di aiutare e ampliare il numero di giovani australiani che vogliano imparare o mantenere una lingua diversa dall’inglese, nonché di modernizzare gli strumenti digitali per l’apprendimento.
Per Canberra, si tratta di un investimento strategico sul multiculturalismo e sulla coesione sociale, in un contesto in cui le comunità linguistiche continuano a rappresentare una parte essenziale dell’identità australiana.
La ministra per gli Affari Multiculturali, Anne Aly, ha sottolineato il valore culturale e sociale dello studio di una seconda lingua, che “aiuta i giovani a comprendere il mondo attorno a loro”, rafforzando la fiducia nella propria identità.
“Per me, essere multilingue ha sempre influenzato il modo in cui mi relaziono con le persone. C’è qualcosa di potente nel parlare con qualcuno nella sua lingua: crea un legame e una comprensione reciproca. Questo investimento - ha proseguito Aly - significa dare a ogni bambino la possibilità di costruire queste connessioni, rafforzare la propria identità e crescere sentendosi parte di un’Australia accogliente e inclusiva”.
Sulla stessa linea l’assistente ministro per la Cittadinanza e gli Affari multiculturali, Julian Hill, che ha definito le scuole comunitarie un pilastro per mantenere vivi i legami con il patrimonio culturale e consolidare rapporti intergenerazionali.
“Da decenni, queste scuole sono parte integrante della storia dell’Australia moderna, riflettendo la diversità che rende la nostra nazione vivace e forte - ha affermato -. Avere più australiani in grado di parlare le lingue dei nostri principali partner commerciali e dei Paesi vicini, rappresenta un enorme vantaggio per la nazione”.
Le decisioni politiche, però, producono nella realtà effetti che possono discostarsi dalle aspettative maturate ai livelli istituzionali più alti. Per questo abbiamo raccolto le opinioni di chi opera quotidianamente nelle scuole e nelle realtà legate all’insegnamento dell’italiano. Ne emerge un quadro più articolato, fatto di opportunità ma anche di limiti concreti.
Dina Ranieri, direttrice del Co.As.It. Community Service di Brisbane, ha detto di essere a conoscenza di questa opportunità di finanziamento, anche se l’ente, con cui opera dal 1987, ha “smesso di presentare domanda per questo piccolo contributo all’inizio degli anni 2000. Il motivo - ha spiegato - è che vi erano molte restrizioni legate alle modalità con cui dovevamo erogare le lezioni, ai luoghi in cui potevano svolgersi e ai continui cambiamenti di curriculum che eravamo costretti ad apportare, dato che spesso in un’unica classe erano presenti studenti di livelli diversi”.
Inoltre, il finanziamento annunciato alla fine del 2025 può essere utilizzato esclusivamente per attività al di fuori dell’orario scolastico, e non per l’insegnamento curricolare nelle scuole primarie e secondarie, e per questo non li riguarda direttamente. Ranieri ha ricostruito il contesto storico, partendo dal finanziamento che il Co.As.It. riceveva dal Governo federale negli anni ’80 - nell’ambito del Community Languages Program -, “principalmente destinato alle comunità migranti che desideravano mantenere la propria lingua e continuare a insegnarla ai figli”.
Una situazione cambiata quando l’insegnamento delle lingue è stato introdotto nelle scuole e l’italiano ha cominciato a essere studiato da un gruppo più ampio di persone. È in quegli anni che il Co.As.It. di Brisbane ha cominciato a insegnare la lingua grazie ai fondi del Governo italiano e a quelli messi a disposizione dal Governo federale australiano. “La nostra organizzazione assumeva direttamente gli insegnanti e li inseriva nelle scuole dello Stato del Queensland.
Il programma ebbe molto successo e non avevamo difficoltà nel reperire docenti, perché non era richiesto che avessero una laurea in Scienze dell’Educazione: era sufficiente che fossero madrelingua e avessero esperienza nell’insegnamento dell’italiano, poi il Co.As.It. forniva la formazione necessaria”, ha ricordato Ranieri.
Nel momento in cui il Governo australiano ha deciso di introdurre il LOTE - Languages Other Than English - nelle scuole, i fondi federali del Community Languages Program sono stati trasferiti al dipartimento dell’Istruzione e alla Catholic Education Commission.
“Il Co.As.It. ha cercato di mantenere il finanziamento per continuare ad assumere gli insegnanti, ma Education Queensland ha scelto di assumere in maniera diretta e gestire il programma LOTE. Questo ha significato anche che l’ente avrebbe controllato quali lingue venivano insegnate nelle scuole, riducendo di conseguenza il numero di scuole in cui era presente l’italiano”.
“Abbiamo lottato duramente per mantenere l’italiano nel sistema cattolico - ha proseguito Ranieri - e abbiamo convinto la Catholic Education Commission a trasferire al Co.As.It. i fondi che avrebbe ricevuto dal Governo federale, così che noi potessimo unirli ai fondi provenienti da Roma allo scopo di rafforzare ulteriormente il programma di lingua italiana”.
Un altro momento di svolta è avvenuto nel 2012, dopo che “i finanziamenti del Governo italiano sono diventati instabili e non potevamo più garantire l’impiego continuativo degli insegnanti”; è stato allora che il Co.As.It. ha passato l’onere delle assunzioni al Catholic Education Office, che ha impiegato gli insegnanti facendosi carico di tutte le loro tutele e diritti.
“Un risultato positivo, tanto che oggi alcuni di quei docenti sono ancora impiegati e continuano a insegnare italiano”.
L’ultimo annuncio del Governo federale non riguarda, quindi, direttamente il Co.As.It. di Brisbane, i cui sforzi, come ha chiarito Ranieri, rimangono comunque “concentrati nel mantenere viva la lingua italiana, lavorando in collaborazione con presidi e insegnanti per aprire nuove scuole in cui l’italiano venga offerto. Speriamo solo che il Governo italiano continui a investire in questo programma prezioso e ne comprenda i benefici e le opportunità”.
A dare una prospettiva diversa è Michela Pellizon, responsabile dei Servizi Linguistici ed Educativi del Co.As.It. di Melbourne, secondo cui i nuovi fondi rappresentano un’opportunità concreta per modernizzare e rafforzare l’offerta dei loro corsi. Pellizon ha anticipato che è già stato pianificato un rinnovamento del programma di italiano per le classi del doposcuola.
“Questi fondi ci permetteranno di coprire parte dei costi legati alla creazione di un gruppo di lavoro composto da insegnanti esperti formati in Italia e docenti formati in Australia, con una solida conoscenza dei requisiti del nuovo Victorian Curriculum 2.0”, ha commentato, chiarendo che, sebbene i fondi coprano solo parzialmente il costo del progetto complessivo, “rappresentano un contributo estremamente prezioso e ben accolto”.
Gli obiettivi da raggiungere sono molteplici e ambiziosi: “Sviluppare programmi didattici per rispondere efficacemente alle nuove esigenze degli studenti, ma anche creare nuove unità di lavoro e renderle accessibili alle scuole attraverso il nostro Centro Risorse”.
Nella fase iniziale, le priorità saranno gli studenti dei primi anni della scuola primaria, dall’Anno Prep fino all’Anno 2: “Sulla scia del grande successo del nostro programma Girotondo - ideato per i bambini dai 3 ai 5 anni -, desideriamo sviluppare un progetto che sia innovativo, coinvolgente e capace di immergere i bambini nella lingua e nella cultura italiana fin dai primi anni di apprendimento”.
La condivisione sembra essere uno degli elementi cardine per il Co.As.It. di Melbourne, che renderà disponibile il nuovo programma a tutte le scuole attraverso il Centro Risorse, offrendo agli insegnanti “l’opportunità di introdurre materiali didattici innovativi e aggiornati per la classe”.
Un supporto valido anche per i docenti che non sono madrelingua, “contribuendo a rafforzarne la sicurezza e la competenza linguistica”. Tutto al fine di assicurarsi che gli studenti “ricevano un insegnamento di alta qualità e lezioni sempre più efficaci e stimolanti”, ha concluso Pellizon.
Un discorso più ampio rispetto alle misure da mettere in pista per l’insegnamento dell’italiano è quello che affronta Claudia Bellani, coordinatrice didattica delle lingue al Galen Catholic College di Wangaratta. L’insegnante si dice certa che “molte scuole avrebbero bisogno di strumenti di base per garantire un insegnamento delle lingue efficace e inclusivo”.
Risorse adeguate consentirebbero di offrire “esperienze autentiche fuori dall’aula: escursioni, incontri con madrelingua, laboratori culturali”, permettendo agli studenti di entrare in contatto con una lingua “viva, quotidiana e reale”.
“Sarebbe un sogno poter rendere i viaggi studio all’estero più accessibili”, commenta Bellani, per slegare l’apprendimento dalle possibilità economiche delle famiglie, un problema particolarmente sentito nelle aree regionali, dove trasporti e logistica aumentano i costi e limitano le attività.
Ma la riflessione di Claudia Bellani va oltre la dimensione economica, secondo lei i nodi più urgenti da sciogliere sono la difficoltà nel reclutamento di insegnanti qualificati e la scarsa attenzione delle leadership scolastiche verso le lingue.
“Vorrei vedere una maggiore consapevolezza, a tutti i livelli decisionali, dell’importanza strategica dell’apprendimento delle lingue”.
Come a dire, ben vengano i fondi che aprono a nuove risorse, ma serve anche cambiare l’approccio.
Al Catholic Regional College North Keilor, la docente di italiano e responsabile del dipartimento di lingue, Francesca Lo Presti, spera in un beneficio indiretto che i suoi studenti potrebbero ricevere da questi fondi, attraverso il programma degli assistenti linguistici.
Lo Presti si dice soddisfatta per il fatto che la sua scuola sia riuscita finalmente a ottenere un assistente linguistico per il 2026, dopo anni di richieste. “Gli assistenti sono fondamentali poiché offrono agli studenti maggiori opportunità di esercitare le proprie abilità orali con persone madrelingua”.
L’aiuto che possono fornire si estende anche agli insegnanti, che vengono supportati “nella creazione di risorse aggiornate e pertinenti da utilizzare in classe”.
Considerazioni particolarmente sentite, visto che lei stessa, in passato, ha lavorato per un periodo come assistente linguistica.