CANBERRA - A diciotto anni dalle scuse ufficiali alle Generazioni Rubate, il governo federale annuncia un nuovo pacchetto di sostegno da 87 milioni di dollari destinato ai sopravvissuti e alle loro famiglie.
I fondi saranno distribuiti nei prossimi quattro anni e serviranno a rafforzare servizi essenziali, tra cui la ricerca dei familiari, i programmi di ricongiungimento, l’accesso ai meccanismi di risarcimento e l’assistenza sanitaria.
L’anniversario cade oggi e ricorda il discorso pronunciato nel 2008 dall’allora primo ministro laburista Kevin Rudd in Parlamento, quando la Nazione chiese formalmente scusa agli aborigeni e agli isolani dello Stretto di Torres sottratti alle proprie famiglie in base a politiche governative del passato. Un momento simbolico, ma non conclusivo.
Il ministro per gli Affari aborigeni, Malarndirri McCarthy, ha sottolineato che il trauma non appartiene solo alla storia. “Le politiche dei governi del passato hanno causato danni incalcolabili ai sopravvissuti delle Generazioni Rubate e alle loro famiglie - ha dichiarato -. Per molti il dolore continua ancora oggi. Per questo è fondamentale comprendere e sostenere i loro bisogni in modo costante e concreto”.
Le celebrazioni ufficiali includeranno un ricevimento commemorativo alla Parliament House, dove il primo ministro Anthony Albanese terrà un intervento. Nel testo anticipato, Albanese definirà le scuse un passaggio decisivo ma non definitivo. “Non erano destinate a essere l’ultima parola, bensì l’inizio di una storia più ampia e luminosa”, affermerà, richiamando l’impegno a colmare il divario tra popolazioni indigene e non indigene.
Il tema resta centrale anche alla luce dei più recenti dati sul Closing the Gap. Nel rapporto annuale presentato dal governo emerge che solo quattro dei diciannove obiettivi fissati risultano attualmente in linea con il traguardo del 2031. Un bilancio che invita alla cautela.
“Non possiamo ignorare che in alcune aree i progressi si siano fermati - dirà Albanese -. Non c’è spazio per l’autocompiacimento. Continuiamo a sostenere ciò che funziona e a trovare soluzioni dove i risultati non arrivano”.
Il nuovo stanziamento si inserisce in questo contesto: un segnale politico che riconosce la persistenza delle ferite e la necessità di interventi strutturali. A diciotto anni dalle parole pronunciate in aula, il governo ribadisce che le scuse sono state un punto di partenza, non un punto d’arrivo.