PARIGI – Eurobond per difesa e AI e un richiamo netto a un’Europa che agisca da superpotenza. In un’intervista rilasciata a sette quotidiani del continente Emmanuel Macron ha fornito un indizio della sua controffensiva all’attivismo di Friedrich Merz e Giorgia Meloni in vista del summit informale sulla competitività. La geografia delle alleanze in Europa, in questo momento storico, è quanto mai instabile ma poggia su un dato: dalla difesa alle ricette economiche e industriali, l’asse franco-tedesco sta subendo un progressivo sfilacciamento.
E a testimoniarlo c’è la replica alla quale si è affidata Berlino sugli eurobond: la proposta “distrae dall’argomento principale, ovvero il problema della produttività”. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha concepito il summit sulla competitività come un “ritiro” dei 27. Lo ha convocato nel castello di Alden Biesen, a oltre un’ora di auto da Bruxelles. Ha invitato i 27 leader a togliersi metaforicamente la giacca, per capire cosa fare davvero per portare l’Ue fuori dalla sacca della scarsa industrializzazione.
La via da seguire - ma che finora è stata ben poco battuta - resta quella dei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, che saranno entrambi presenti. Quando poi, domenica, è emersa l’iniziativa di Italia e Germania di organizzare un pre-vertice con i cosiddetti Paesi ‘like-minded’, più di un funzionario a Bruxelles è rimasto sorpreso, data anche la natura già informale della riunione convocata da Costa.
E anche visto che, stando alla previsioni, saranno almeno 20 i leader che aderiranno all’incontro organizzato da Merz, Meloni e dal premier belga Bart De Wever. “Non commento” l’iniziativa, “non ne conosco lo scopo. Gli Stati membri sono liberi di riunirsi, vedremo quale sarà l’obiettivo della riunione”, ha spiegato un alto funzionario. Chi non ha perso tempo nel rispondere a suo modo è stato Macron.
“L’Europa è nei fatti il fattore di aggiustamento del resto del mondo. La domanda è se siamo capaci di diventare una potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a livello democratico”, ha sottolineato il capo dell’Eliseo, secondo il quale il divario con la Cina resta ciclopico.
“Abbiamo tre battaglie da condurre: nella sicurezza e nella difesa, nelle tecnologie della transizione ecologica e nell’intelligenza artificiale e nel quantico”, ha rimarcato Macron, stimando in 1.200 miliardi la somma che serve all’Ue per cambiare marcia.
La spinta di Parigi al debito comune non è certo nuova e l’ipotesi di un nuovo Next Generation, oltre ad essere stata citata dallo stesso Draghi, ha diversi estimatori anche nella Commissione. Anche se, finora, Ursula von der Leyen non ha mai aperto un vero spiraglio. Ad Alden Biesen se ne parlerà in maniera approfondita. E, su questo punto, Meloni è chiamata a una sfida difficile: calibrare il tradizionale favore dell’Italia agli eurobond con la celebrata amicizia con il loro nemico numero uno, la Germania.
Sul ‘Buy European’, ovvero la preferenza europea negli acquisti industriali e della difesa, Berlino e Roma viaggiano invece sullo stesso binario, che non è quello francese. Il tema rischia di essere ulteriore terreno di scontro ad Alden Biesen, anche perché nella bozza dell’Industrial Accelerator Act - misura chiave che sta preparando la Commissione per fine mese - si punta proprio sul Buy European.
Per la giornata di oggi, in ogni caso, non sono attese conclusioni. La riunione sarà una sorta di primo tempo di una partita che si concluderà con il Consiglio europeo di marzo. E un assaggio lo si avrà già mercoledì sera al summit Ue sull’industria ad Anversa: presenti, tra gli altri, von der Leyen, Merz e Macron.
Ma Bruxelles ha davanti una sfida che è anche istituzionale. Il concetto di cooperazione rafforzata tra Stati è tra i fattori che unisce Merz e Meloni. Sulla carta, in Ue ha svariati sostenitori ma il consenso rischia di vacillare nell’interpretazione stessa della cooperazione rafforzata, che Roma e Berlino vorrebbero più come un’alleanza intergovernativa - a scapito della propulsiva della Commissione - che come un passo verso l’Europa federale. Due indizi corroborano questa tesi: Merz si è detto contrario a qualsiasi modifica dei Trattati, mentre Meloni in passato ha più volte bocciato il superamento dell’unanimità nelle procedure di voto.