NUUK (Groenlandia) - Alla vigilia di un delicato confronto a Washington, Groenlandia e Danimarca si presentano unite per respingere le pressioni statunitensi sull’isola. Da Copenaghen, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha ribadito che “la Groenlandia non è in vendita” e che, se chiamati a scegliere oggi, i cittadini sceglierebbero Copenaghen. Un messaggio rafforzato dalla premier danese Mette Frederiksen, che ha invocato una tutela Nato piena del territorio autonomo, “come ogni altro millimetro” dei confini dell’Alleanza.

L’incontro, deciso all’ultimo momento, ha consolidato una posizione comune in vista dei colloqui alla Casa Bianca, dove la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt e l’omologo danese Lars Løkke Rasmussen hanno incontrato in queste ore il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance. Proprio la presenza di Vance, già protagonista a marzo di una visita non concordata sull’isola e di accuse a Copenaghen di scarso impegno sulla sicurezza, pesa sul negoziato.

Lui, infatti, conduce la partita, dopo la visita dello scorso marzo, quando è arrivato in Groenlandia con la moglie, per fare un sopralluogo nell’unica base militare che gli Stati Uniti hanno mantenuto sull’isola, pur essendoci un accordo che permette agli americani di installarne quante ne ritengano necessarie. Sulla scelta di organizzare il vertice a Washington, i giornali danesi scrivono: “È un po’ come andare nella tana del lupo”. 

Intanto, gli osservatori fanno notare che l’amministrazione Trump deve fare i conti non solo con i groenlandesi, ma anche con i suoi: i democratici rifiutano l’ipotesi dell’annessione, così come tanti repubblicani, magari meno disposti ad esporsi, ma pronti a votare contro al Congresso.

Sul piano euro-atlantico, la Nato cerca un equilibrio difficile. Il segretario generale Mark Rutte ha assicurato che tra gli alleati c’è accordo sul rafforzamento della presenza nell’Artico, aprendo alla possibilità di una missione ad hoc, ‘Arctic Sentry’, sostenuta da Londra, Berlino e Parigi come strumento per raffreddare le ambizioni americane. Danimarca e Groenlandia rivendicano investimenti per circa 14 miliardi di dollari per rafforzare la difesa nell’estremo nord, mentre Regno Unito e Germania hanno avviato colloqui per un possibile stazionamento di truppe sull’isola.

Anche l’Italia guarda all’Artico come a una regione sempre più strategica, il vicepremier Antonio Tajani ha anticipato che la nuova strategia nazionale sosterrà una posizione unitaria di Ue e Nato nel rispetto della sovranità danese. Rutte ha indicato che una decisione alleata potrebbe arrivare nelle prossime settimane, a partire da un incontro a Bruxelles con i rappresentanti di Danimarca e Groenlandia. “Siamo tutti d’accordo che dobbiamo lavorare insieme”, ha ripetuto il segretario generale della Nato definendo un eventuale intervento americano come “la minaccia esistenziale più grave mai vista” per la difesa euro-atlantica. “Sono sicuro che un giorno avrò un successore”, ha scherzato il segretario generale rifugiandosi in una battuta che tradisce l’umore e il timore di un’azione unilaterale americana, la cui diretta conseguenza sarebbe di sgretolare l’intera architettura euro-atlantica.