CANBERRA - La crescita dell’occupazione a gennaio ha deluso le aspettative, ma non abbastanza da modificare il quadro generale del mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1 per cento, mentre sono stati creati circa 18mila nuovi posti di lavoro nel primo mese del 2026, secondo i dati diffusi oggi dall’Australian Bureau of Statistics (ABS).

Gli economisti si aspettavano un lieve aumento della disoccupazione, dopo il calo registrato a dicembre che aveva colto di sorpresa i mercati. La tenuta del dato suggerisce che il rallentamento dell’economia non si sta ancora traducendo in un indebolimento marcato dell’occupazione.

Il responsabile delle statistiche sul lavoro dell’ABS, Sean Crick, ha spiegato che circa 50mila persone in più hanno trovato un impiego a tempo pieno. Questo aumento è stato però in parte compensato da una riduzione del lavoro part-time, elemento che contribuisce a spiegare perché la crescita complessiva dell’occupazione sia risultata più contenuta.

I numeri faranno poco per rassicurare la Reserve Bank, che da mesi segnala la persistenza di tensioni nel mercato del lavoro. Prima della prossima decisione sui tassi d’interesse, prevista per marzo, la Banca centrale avrà comunque a disposizione altri indicatori chiave, a partire dai dati sull’inflazione attesi più avanti a febbraio.

All’inizio di questo mese la RBA ha alzato il tasso ufficiale di 25 punti base, portando ulteriore pressione sui mutuatari nel tentativo di raffreddare l’aumento dei prezzi. Una scelta rafforzata dai dati sui salari pubblicati ieri, che mostrano come le retribuzioni stiano tornando a perdere terreno rispetto all’inflazione.

I salari, destagionalizzati, sono cresciuti del 3,4 per cento nell’anno a dicembre, contro un’inflazione annua del 3,8 per cento. È il primo arretramento dei salari reali da settembre 2023 e rappresenta un segnale rilevante sul fronte del potere d’acquisto.

Secondo gli economisti, il quadro complessivo resta quello di un’economia che opera ancora vicino ai propri limiti. “Dal punto di vista della Reserve Bank, il fatto che il mercato del lavoro non si stia indebolendo significa che l’attenzione resterà puntata sui prossimi dati sull’inflazione”, ha detto David Bassanese, capo economista di BetaShares.

Marcel Thielant, responsabile Asia-Pacifico di Capital Economics, ha affermato che i numeri continueranno a esercitare pressione sulla Banca centrale. Con la crescita dei salari ancora sostenuta e l’inflazione di fondo ben sopra il limite superiore dell’obiettivo del 2–3 per cento, “la probabilità di ulteriori rialzi dei tassi resta elevata”. Capital Economics prevede che il tasso ufficiale possa salire al 4,35 per cento nella seconda metà dell’anno, rispetto al 3,85 per cento attuale.