CANBERRA - Il dibattito sul possibile rientro in Australia di donne e minori legati a combattenti dello Stato Islamico si fa più teso, con l’opposizione che offre un approccio bipartisan per impedire l’ingresso del gruppo dal campo profughi di Al Roj, nel nord-est della Siria.
Si tratta di 34 cittadini australiani — 11 donne e 23 minori — rimasti nel campo dalla caduta del califfato nel 2019. Il governo ha confermato che al gruppo sono stati rilasciati passaporti validi, in quanto cittadini, pur ribadendo che non fornirà alcuna assistenza attiva per il rimpatrio.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha chiesto misure più rigide, sostenendo che le cosiddette “ISIS brides” rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale. “Queste persone sono andate all’estero per sostenere l’ISIS - ha detto -. Se serve lavorare con il governo per rafforzare la legge e impedire il loro ritorno, siamo pronti a farlo”.
Il ministro degli Interni Tony Burke ha risposto che il rilascio dei passaporti è un obbligo legale. “Ogni cittadino che fa domanda riceve un passaporto”, ha detto, paragonando la procedura al rilascio di una tessera Medicare. Burke ha confermato che una sola donna è stata finora bloccata tramite un ordine temporaneo di esclusione, provvedimento che può impedire il rientro fino a due anni sulla base di valutazioni di sicurezza.
Il primo ministro Anthony Albanese ha assunto un tono netto, affermando di provare “nulla se non disprezzo” per gli adulti che hanno portato i figli in una zona di guerra. “Non faremo nulla per aiutare queste persone a tornare”, ha dichiarato, riconoscendo che i minori non sono responsabili delle scelte dei genitori.
L’Australian Federal Police ha assicurato di essere pronta ad agire qualora il gruppo rientrasse. Dal 2019, almeno dieci persone tornate dalla Siria sono state incriminate per reati commessi dopo il rientro. “Chi viola la legge australiana sarà perseguito caso per caso”, ha detto un portavoce.
Secondo l’esperta di sicurezza Samantha Jones, le condizioni nei campi sono estremamente difficili e il protrarsi della detenzione può avere effetti destabilizzanti. Ha però sottolineato che il contesto attuale è diverso dai rimpatri del 2019 e del 2022, con livelli di allerta e capacità di intelligence più elevati.
Il portavoce dell’opposizione per gli Interni Jonno Duniam ha chiesto che, se una persona è stata ritenuta un rischio, anche le altre vengano tenute fuori dal Paese. Burke ha replicato che non esistono ulteriori raccomandazioni delle agenzie di sicurezza.
Di segno opposto la posizione dei Verdi. La senatrice Mehreen Faruqi ha definito “vergognoso” il rifiuto del governo di facilitare il rientro. “Sono cittadini australiani - ha detto -. Le preoccupazioni per la sicurezza vanno gestite in Australia”.