MILANO - “Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa”. Così Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato fermato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ha spiegato al gip Domenico Santoro, durante l’interrogatorio nel carcere di San Vittore, quanto avvenuto il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo.
Secondo quanto riferito dal suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha “ammesso le sue responsabilità e chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori, ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori”.
Cinturrino ha risposto alle domande del gip e del procuratore Marcello Viola, ribadendo di aver sparato per “paura”. Dopo il colpo, ha aggiunto il difensore, si sarebbe sentito “perso” e avrebbe tentato “di mettere una toppa”.
Da qui l’ordine a un collega di recarsi al commissariato Mecenate per recuperare la replica di una pistola a salve da collocare accanto al corpo. “Un’arma giocattolo che non doveva essere tracciata e che aveva trovato tempo fa in zona Lambro”, ha spiegato Porciani.
Secondo la versione fornita, gli altri agenti presenti avrebbero visto Cinturrino prendere qualcosa dall’auto e posizionare un oggetto vicino al corpo di Mansouri. L’assistente capo sostiene però di non aver toccato la vittima e di aver chiamato subito i soccorsi, circostanza che resta al centro degli accertamenti.
Dai verbali degli interrogatori dei quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso emergono intanto nuovi elementi. Un collega ha riferito che Cinturrino “voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici”, confermando presunte richieste di soldi e sostanza.
Nei verbali si parla di pestaggi con “accanimento” e di metodi ritenuti violenti, e un collega ha raccontato di non voler uscire da solo con lui perché “la sostanza appariva dal nulla”. In un passaggio si riferisce anche di un frequentatore del bosco che avrebbe detto agli inquirenti: “Se io do tutto di solito mi lasciano stare”, alludendo a consegne di denaro e droga.
Nelle prossime ore il giudice deciderà sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere. Intanto il Sindacato autonomo di polizia ha annunciato la restituzione delle somme raccolte per sostenere le spese legali dell’assistente capo: “Lo scenario è completamente diverso da quanto appariva inizialmente”, ha dichiarato il segretario generale Stefano Paoloni.
“Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine”, ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando che “con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili”.