ROMA - A un anno dalla morte di Ilaria Sula, in aula bunker a Rebibbia è stata ascoltata come testimone assistita la madre di Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio della giovane. La donna ha patteggiato una pena a due anni di reclusione per concorso in occultamento di cadavere aggravato dal nesso teleologico, ossia con lo scopo di facilitare o coprire un altro reato più grave.  

“Mi dispiace tanto per i genitori di Ilaria, ma avevo paura e ho pensato prima a mio figlio”, ha detto durante l’udienza. 

Ilaria Sula fu uccisa il 25 marzo dello scorso anno nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano di Roma. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la giovane fu colpita con tre coltellate al collo. Il corpo venne poi nascosto in una valigia e abbandonato in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. 

Durante l’udienza la madre dell’imputato ha raccontato i momenti immediatamente successivi al delitto. “Mark quella mattina ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che piangeva, era tutto rosso. Tremava e diceva: ‘Mamma ho fame, non ho dormito’. Ho cercato di abbracciarlo e ho visto il corpo di Ilaria steso a terra a faccia in giù, si vedevano i piedi”. 

La donna ha spiegato di aver chiesto al figlio cosa fosse accaduto. “Mi ha risposto: ‘Ilaria non c’è più, mi ha tradito’, e ha aggiunto che se non fosse morta lei sarebbe morto lui”. 

La sera precedente all’omicidio, ha riferito, il figlio le aveva inviato un messaggio chiedendole di non entrare nella stanza, e la mattina successiva si era presentato in cucina e aveva preparato il caffè con due tazzine, dicendo che Ilaria era con lui. 

Poco dopo la donna ha sentito i due discutere. “Li ho sentiti parlare ad alta voce dalla stanza. Sono andata a bussare perché ero preoccupata. Mark mi ha detto: ‘Mamma, stiamo solo parlando’. Poco dopo ho sentito Ilaria gridare e dire ‘Adesso che cosa vuoi fare’. Ho provato a entrare ma lui per due volte mi ha detto ‘Mamma, aspetta’”. 

Il figlio le avrebbe poi chiesto se in casa ci fosse una valigia e le avrebbe detto di andare a comprare buste e detersivo. “Lui ha usato fazzoletti di carta per pulire il sangue e io gli ho dato dei vestiti vecchi. Gli dissi: ‘Basta che hai levato il grosso’”. 

La donna ha raccontato anche di aver pulito la stanza dopo che il figlio era uscito di casa. “C’era tanto sangue a terra. Ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti e ho buttato tutto. Poi ho svuotato il cestino di Mark, dentro c’erano dei preservativi”. 

A margine dell’udienza sono intervenuti anche i genitori della vittima, Flamur e Gezime Sula. “Perché quando ha sentito Ilaria urlare non è intervenuta? Perché quando ha visto il corpo non ha chiamato la polizia? Magari era ancora viva e si sarebbe potuta salvare”, hanno detto.  

Alla luce degli elementi raccolti nelle indagini, i pm di Roma contestano a Samson l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima, oltre al reato di occultamento di cadavere. L’imputato sarà ascoltato nella prossima udienza fissata per il 17 marzo.