SYDNEY - Il dato conferma uno spostamento rilevante del consenso popolare e apre interrogativi sugli equilibri politici nei collegi tradizionalmente contesi.
Tra gli elettori classificati come working class, One Nation raccoglie il 34 per cento del voto primario. Il Partito laburista segue al 27 per cento, mentre la Coalizione si ferma al 14 per cento. È un risultato che segna una netta inversione rispetto agli assetti storici, in cui il voto operaio rappresentava uno dei pilastri dei laburisti.
Nel campione complessivo degli elettori, One Nation ottiene il 28 per cento, rimanendo leggermente dietro al Partito laburista al 30 per cento, ma davanti alla Coalizione, ferma al 19 per cento. I Verdi raccolgono il 12 per cento, gli indipendenti il 5 per cento e le altre formazioni minori il 6 per cento. Il sondaggio è stato condotto tra il 3 e il 10 febbraio su un campione rappresentativo di 1.561 elettori.
Nel confronto nella preferenza a due partiti, il Partito laburista mantiene un vantaggio sulla Coalizione, 54 a 46 per cento. Tuttavia, contro One Nation il margine si riduce: 55 a 45 per cento, con una oscillazione di due punti a favore del partito di Pauline Hanson. Un dato che indica come One Nation non sia più solo una forza di protesta, ma un concorrente credibile in diversi scenari.
Sul fronte della leadership, Anthony Albanese conserva un vantaggio come primo ministro preferito, con il 47 per cento contro il 25 per cento di Sussan Ley. Resta però elevata l’incertezza: il 28 per cento degli intervistati dichiara di non sapere chi preferirebbe alla guida del paese. Albanese registra una soddisfazione netta negativa di meno 18 per cento, mentre Ley scende a meno 40 per cento, con il 62 per cento degli elettori insoddisfatti.
All’interno della Coalizione, il sondaggio alimenta ulteriori tensioni. Tra le opzioni di leadership, Andrew Hastie emerge in testa con il 15 per cento, seguito da Ley al 10 e Angus Taylor all’8 per cento. Il dato più indicativo resta però un altro: il 60 per cento degli intervistati non sceglie nessuno dei nomi proposti.
Per il Partito laburista, il segnale più delicato arriva proprio dal voto della classe lavoratrice. Solo il 27 per cento di questo segmento indica il partito come prima scelta, contro il 34 per cento che preferisce One Nation. Nei sobborghi esterni delle grandi città, dove i laburisti si sono trovati a contedere diversi seggi alle ultime elezioni, il nuovo scenario apre una competizione diversa, con Pauline Hanson e i suoi candidati che vi si affacciano come avversari diretti.