NEW YORK - I documenti legati al finanziere statunitense Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, potrebbero configurare crimini contro l’umanità.

È la valutazione espressa da nove esperti indipendenti delle Nazioni Unite dopo la pubblicazione, il 30 gennaio, di nuovi file da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

In una dichiarazione diffusa sulla piattaforma X, gli esperti parlano di abusi contro donne e ragazze “così diffusi, sistematici e con una dimensione transnazionale” da poter rientrare nella definizione prevista dal diritto internazionale. I documenti, affermano, suggeriscono “l’esistenza di un’impresa criminale globale” e sollevano interrogativi sul livello di impunità che avrebbe consentito tali condotte.

“La scala, la natura, il carattere sistematico e la portata transnazionale di queste atrocità sono così gravi che alcune di esse potrebbero ragionevolmente soddisfare la soglia legale dei crimini contro l’umanità”, si legge nella nota. Tra i reati ipotizzati figurano schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, sparizione forzata, tortura, trattamenti inumani e degradanti e femminicidio.

Secondo i relatori, i fatti si sarebbero verificati “in un contesto segnato da ideologie suprematiste, razzismo, corruzione, misoginia estrema e mercificazione e disumanizzazione di donne e ragazze provenienti da diverse parti del mondo”. Una cornice che, a loro avviso, avrebbe favorito la durata e l’estensione delle condotte contestate.

Gli esperti hanno sollecitato “tutti i tribunali nazionali e internazionali competenti” ad avviare indagini e procedimenti nei confronti dei responsabili, chiedendo anche un’inchiesta indipendente e imparziale sulle ragioni che avrebbero permesso il protrarsi degli abusi per anni. “È imperativo che i governi agiscano con decisione per assicurare i responsabili alla giustizia”, affermano, aggiungendo che “nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge”.

La dichiarazione contiene anche critiche alle modalità di pubblicazione dei file da parte delle autorità statunitensi. Gli esperti parlano di “gravi carenze” nella tutela dei dati sensibili, sostenendo che alcune informazioni sulle vittime sarebbero state rese pubbliche. La mancata protezione della privacy, avvertono, può esporre le persone coinvolte a ritorsioni, stigmatizzazione e ulteriore vittimizzazione.

Tra i firmatari figurano la relatrice speciale sulla violenza contro donne e ragazze Reem Alsalem, la relatrice speciale sul diritto alla privacy Ana Brian Nougreres e la relatrice speciale sulla libertà di riunione pacifica e di associazione Gina Romero.