ROMA - La conclusione comune dei leader del centrosinistra all’intervento di Giorgia Meloni alla Camera, è che la premier sia in affanno e abbia “perso il tocco”. L’incognita, secondo più di un deputato, sarà capire se riuscirà a portare avanti il governo fino alla fine della legislatura con un quadro economico e internazionale complesso. 

“Lei ha fallito, presidente, toccherà a noi dare all’Italia un futuro migliore” ha detto Elly Schlein in aula, sottolineando i mancati risultati del governo: “Che occasione storica che ha sprecato, presidente, di cambiare questo paese. Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto nulla per cambiare la vita degli italiani”.  

La leader dem ha poi aggiunto, a colloquio con i cronisti, che la premier “ha chiesto di fare l’informativa con la diretta tv, uno si poteva aspettare un rilancio. Invece niente, ha ripetuto il solito repertorio”. 

Giuseppe Conte (M5s) ha accusato Meloni di avere la “faccia tosta” e ha definito “ignobile la subalternità” a Donald Trump: “Quattro anni, zero riforme. La manderemo a casa con gli italiani, perché gli italiani non ne possono più delle sue menzogne”, ha assicurato. 

Per Angelo Bonelli di Avs, la premier “oggi ha fatto il discorso del suo declino. Ha detto di non dimettersi ma ha fatto il discorso di apertura della sua campagna elettorale”. 

Matteo Renzi (Italia Viva) è stato ancora più perentorio: “Il governo-Vinavil ha una data di scadenza molto chiara. Tra poco tocca, ritocca a noi”. Poi, conversando con i cronisti, ha aggiunto: “Con la sconfitta al referendum è entrata in un loop da cui fa fatica a uscire. E noi non dobbiamo fare l’errore di aiutarla a uscirne”. 

Anche Riccardo Magi (Più Europa) ha affermato: “Questa giornata ha sancito lo stato di crisi irreversibile del governo. Quanto riusciranno ad andare avanti non so. Tutti abbiamo sensazione di grande nervosismo, di un rilancio non riuscito”. 

I leader del centrosinistra hanno avuto modo di fare alcune riflessioni faccia a faccia: prima Schlein con Conte nella sala fumatori della Camera, poi la leader dem ha con Magi, e quindi con Nicola Fratoianni. Il leader di Sinistra Italiana si è poi seduto con Conte su un divanetto in Transatlantico, dove sono stati raggiunti anche da Bonelli.  

Nessuno, almeno in pubblico, è però tornato sull’argomento primarie, a parte Renzi, che lo ha fatto con i giornalisti per dire che “sbagliano a temerle. Se facciamo le primarie, sia che vinca la Schlein o che vinca Conte, un minuto dopo si cancella tutto, le primarie danno una spinta formidabile”.  

Dal canto suo, Conte non ha gradito che Meloni abbia scelto Schlein come interlocutore citandola due volte: “Meloni si può rassegnare. Qualsiasi decisione prenderemo non sarà certo lei che deciderà il leader del campo progressista”, ha affermato.