ROMA - Il Parlamento ha avviato l’iter per valutare l’introduzione dell’ora legale in via permanente in Italia. L’11 marzo scorso la commissione Attività Produttive della Camera ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva “sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori”, che dovrà concludersi entro il 30 giugno.
L’iniziativa, presentata lo scorso novembre su impulso della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), di Consumerismo No profit e del deputato della Lega Andrea Barabotti, si inserisce nel dibattito aperto a livello europeo nel 2018 con una consultazione pubblica alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio dell’ora.
Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una direttiva che lasciava ai singoli Stati la scelta tra ora legale o solare permanente, ma il processo si arenò a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri.
L’ora legale in Italia fu introdotta per la prima volta nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, poi in modo sistematico dal 1966. Secondo gli ultimi dati di Terna, tra il 2004 e il 2025 il minor consumo di energia elettrica dovuto all’ora legale ha superato i 12 miliardi di kWh, con un risparmio per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro. La Sima ha inoltre evidenziato una riduzione delle emissioni di CO2 compresa tra 160mila e 200mila tonnellate l’anno.
L’indagine conoscitiva prevede ora una serie di audizioni di istituzioni, Autorità indipendenti, associazioni di categoria, esperti e rappresentanti della Commissione europea.
“Alla luce delle evidenze raccolte, appare opportuno promuovere un’indagine conoscitiva per valutare in modo oggettivo gli impatti dell’ora legale permanente sul territorio nazionale sul comparto energetico e produttivo italiano”, si legge nella richiesta approvata. L’obiettivo è fornire a Parlamento e Governo “un quadro aggiornato sui benefici e sulle criticità della misura”.