BUDAPEST – Trenta minuti. Tanto è bastato ai giudici di Budapest per decidere il destino di Maja T. al termine di un processo che molti non esitano a definire una farsa. L’attivista tedesca è stata condannata in primo grado a otto anni di carcere per aver preso parte agli scontri avvenuti nella capitale ungherese nel febbraio 2023 durante il raduno neonazista del “Giorno dell’Onore”.

Stesso epilogo per l’italiano Gabriele Marchesi, condannato in contumacia a sette anni di reclusione, e l’altra attivista tedesca Anna Christina Mehwald, che si è vista infliggere una pena sospesa di due anni e mezzo di carcere.

Quella di Maja T., che si identifica come persona non binaria, è la stessa vicenda in cui è implicata Ilaria Salis, ora eurodeputata italiana di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), nonostante i due dossier facciano parte di filoni processuali distinti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’attivista farebbe parte del gruppo antifascista Hammerbande (banda del martello), accusato di aver pianificato attacchi mirati contro i partecipanti di un evento che ogni anno riunisce a Budapest nostalgici del nazismo per celebrare le azioni militari delle SS contro l’Armata rossa.

Secondo l’accusa, che ha chiesto 24 anni di carcere “come deterrente”, Maja T. avrebbe preso parte agli attacchi in cui sono rimaste ferite nove persone di cui quattro in condizioni gravi. All’attivista è stato contestato il reato di tentate lesioni personali gravi nel quadro di un’organizzazione criminale.

Amaro il giudizio del padre di Maja T., Wolfram Jarosch che ha parlato di “processo farsa politico”. “È diventato chiaro cosa significhi autocrazia in Ungheria” ha attaccato, puntando il dito contro il primo ministro Viktor Orbán. Jarosch ha ricordato come contro sua figlia non siano state prodotte delle prove che dimostrino il suo coinvolgimento negli scontri.

Dello stesso parere, Ilaria Salis, secondo cui Orbán sta agitando “lo scalpo degli antifascisti stranieri” per guadagnare consensi in una campagna elettorale che lo vede in forte difficoltà nei sondaggi, l’ultimo dei quali dà Fidesz indietro di 16 punti percentuali rispetto a Tisza di Péter Magyar.

La firma sulla parzialità delle autorità ungheresi l’ha messa il portavoce del governo Zoltán Kovács che ha salutato su X la condanna della “complice di Ilaria Salis” per “la brutale aggressione politicamente motivata contro cittadini ungheresi”.

Maja T. è stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 e trasferita nel giugno 2024 a Budapest, nonostante la Corte costituzionale tedesca ne avesse contestato l’estradizione a causa del rischio di ritorsioni in Ungheria legate alla sua identità queer. La decisione dei giudici di Karlsruhe (Germania) è arrivata però troppo tardi, mentre l’attivista era già in volo verso Budapest.