MILANO - I pannelli del rivestimento esterno della Torre dei Moro di via Antonini, il grattacielo di 18 piani che è bruciato trasformandosi in una torcia incandescente, sono di materiale plastico sintetico altamente infiammabile e che a temperature elevate si scioglie.
E’ un particolare che emerge dalle prime analisi di laboratorio condotte dal Nucleo Investigativo Antincendio disposte dalla Procura milanese che ha aperto un fascicolo per disastro colposo.
Secondo gli accertamenti finora effettuati, quel materiale, di cui non è stata ancora definita l’esatta qualificazione in quanto mancano alcuni documenti tecnici, avrebbe agito da “conduttore” rendendo in sette minuti il rogo incontrollabile. E che si sia sciolto lo dimostrano le “pozze” che si sono formate ai piedi dell’edificio nel momento in cui è andato a fuoco fortunatamente senza causare vittime.
L’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliana e Marina Petruzzella, che sta ricostruendo la dinamica dell’incendio con particolare riguardo all’aspetto della sicurezza, tra i vari capitoli, non solo punta a stabilire l’esatta composizione dei pannelli, ma anche se questi corrispondano a quanto dichiarato nella pratica edilizia presentata in Comune.
Le cassette antincendio (idranti a muro) del grattacielo, invece, hanno funzionato correttamente in tutto il palazzo tranne che tra il quinto e il decimo piano. È questa una delle criticità rilevate dagli Vigili del Fuoco all’interno della Torre. I dettagli, così come altri aspetti del violento incendio che ha devastato l’edificio, fanno parte della prima relazione preliminare che è arrivata sulla scrivania del procuratore aggiunto titolare dell’inchiesta con l’ipotesi di disastro colposo.
Ha invece retto perfettamente il sistema antincendio della tromba delle scale, che ha permesso agli inquilini di lasciare lo stabile in sicurezza senza che gli spazi si riempissero di fumo con il rischio d’intossicazione.
E ci sarebbe stato il cosiddetto fenomeno dell’“effetto camino” tra le concause del rogo. Le fiamme si sarebbero propagate con maggiore forza sfruttando l’aria che circola in un’intercapedine tra i pannelli che ricoprono la facciata del grattacielo e la struttura del palazzo.