Quando volgiamo lo sguardo al cielo, la volta celeste ci appare immobile, silenziosa, quasi serena. Tuttavia, dietro questa calma apparente, l’universo cela un lato nascosto, molto più violento e luminoso. Uno spettacolo pirotecnico di stelle che si scontrano fra loro, o esplodono, rilasciando una cascata di energia. Un’increspatura che si propaga nello Spazio più remoto.
Lo studio di questi affascinanti fenomeni è il frutto di 20 anni di lavoro dell’astrofisico Paolo D’avanzo, che è venuto a trovarci recentemente negli studi di Rete Italia. Arrivato a Melbourne direttamente dal deserto di Atacama, il Primo ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Brera sta sperimentando proprio in Cile uno spettrografo all’avanguardia, uno strumento che permetterà di osservare la luce gamma. Al centro della sua ricerca, infatti, D’Avanzo esplora con audace curiosità i Gamma Ray Burst (lampi di luce gamma) e i sistemi binari a raggi X, dove stelle che interagiscono fra loro scatenano fenomeni tra i più potenti e interessanti del cosmo.
Si tratta di manifestazioni ad altissima energia che, nonostante la loro intensità, sono invisibili ai nostri occhi. “Quando guardiamo il cielo a occhio nudo o con un telescopio tradizionale, vediamo solo la ‘luce visibile’ – esordisce il ricercatore –. Ma se utilizzassimo un telescopio sensibile ai raggi gamma, saremmo in grado di osservare fenomeni estremamente potenti”. Queste esplosioni di luce non si sono ancora verificate, per fortuna, nella nostra Galassia. “Se ciò accadesse – spiega D’Avanzo – sarebbe un vero problema per noi: potremmo essere letteralmente spazzati via”. Tuttavia, le statistiche indicano che eventi di questo tipo avvengono circa una volta ogni miliardo di anni in ciascuna galassia. Possiamo quindi dormire sonni tranquilli, almeno per ora.
“Questi lampi luminosissimi – prosegue il ricercatore – si accendono improvvisamente una volta al giorno, in qualche angolo remoto dell’universo, e ci forniscono informazioni preziose”.
Ma cosa scatena tutta questa energia? “L’esplosione di stelle massicce o la fusione di stelle compatte”. Come ci spiega l’astrofisico, infatti, quando questo avviene, viene sprigionata una luce tanto intensa da poter essere osservata fino ai confini del cosmo. E poiché più guardiamo lontano, più osserviamo il passato, questi lampi funzionano come veri e propri fari, che illuminano l’universo primordiale e ci permettono di comprendere meglio cosa stesse accadendo in quelle epoche remote.
La prima osservazione di un simile scontro avviene nel 2017. A rilevarlo è proprio l’interferometro italiano Virgo, un grande strumento di rivelazione astrofisica situato nei pressi di Pisa. Per la rivista scientifica Science, è la più importante scoperta dell’anno. “Come direbbe John Belushi nei Bruce Brothers ‘abbiamo visto la luce’”, ironizza D’Avanzo. Questo evento storico segna anche “l’inizio dell’astrofisica multimessaggero”, un campo che ha rivoluzionato la nostra comprensione dell’universo. “Per la prima volta, abbiamo osservato insieme una perturbazione nello spazio e l’emissione di luce gamma, aprendo una nuova era nella scienza”, aggiunge D’Avanzo con entusiasmo.
Quattro secoli fa, Galileo Galilei, con il suo cannocchiale, aveva sfidato i limiti dei sensi umani, dando avvio a un nuovo capitolo per l’astronomia. Oggi, il lavoro di D’Avanzo e dei suoi colleghi continua questa tradizione, portando l’osservazione dell’universo a nuovi livelli grazie a tecnologie avanzatissime che ci permettono di scrutare non solo la luce visibile, ma anche esplosioni potentissime di energia in uno Spazio lontano. Grazie a questa innovativa visione del cosmo, possiamo esplorare le profondità più remote dell’universo, per ottenere una comprensione più completa di ciò che accade là fuori, alla ricerca di risposte sulla sua nascita e sulla sua evoluzione.
Ma anche su noi stessi. “Queste scoperte aiutano a comprendere da dove viene tutta la materia di cui siamo fatti, che è appunto, – non dimentichiamolo – , di origine celeste”, chiarisce il ricercatore.
Tutto ciò è possibile grazie a dei potentissimi telescopi. “L’idea è che la radiazione, arrivando con un basso angolo di incidenza, ci rimbalza sopra. Come quando proviamo a tirare un sasso in un lago, questo affonderà, ma se lo tiro a pelo dell’acqua, anche se è molto pesante e penetrante, rimbalzerà. E questo è quello che facciamo”.
Infine, D’Avanzo accenna a una curiosità intrigante: “Alcune estinzioni di massa potrebbero essere state causate proprio da onde di alta energia che hanno alterato l’ambiente terrestre. Studiando le rocce, ci sono segnali che potrebbero confermare questa teoria, ma, non essendo il mio campo, non voglio trarre conclusioni definitive”.