PARIGI - Nel pieno di una tempesta energetica scatenata dalla guerra in Medio Oriente, Parigi torna a essere la capitale mondiale dell’atomo. Il presidente Emmanuel Macron ospita oggi una quarantina di delegazioni internazionali per il secondo vertice sul rilancio del nucleare civile. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’energia nucleare nel pilastro della sovranità energetica e della decarbonizzazione globale.
Il vertice si apre in un clima di estrema urgenza. Alle 13:45, a margine dell’incontro principale, i ministri dell’energia del G7 si riuniranno per affrontare l’impennata dei prezzi del greggio provocata dal conflitto tra Iran e asse Usa-Israele. In questo scenario, la Francia (forte dei suoi 57 reattori) propone il nucleare come l’unica alternativa strutturale alla fragilità dei combustibili fossili.
L’evento, organizzato con l’Aiea, cade in un anno simbolico: il 2026 segna infatti il 15° anniversario di Fukushima e il 40° di Chernobyl, ma il “tabù” atomico sembra ormai superato dalle necessità geopolitiche.
Il nodo centrale del vertice è economico. I programmi nucleari sono storicamente complessi, costosi e soggetti a ritardi. Per questo, l’Eliseo punta a coinvolgere massicciamente gli attori privati e le banche multilaterali di sviluppo, come la Banca Mondiale.
Parallelamente, l’Unione Europea si prepara a svelare la sua strategia sugli Smr (Small Modular Reactors). Si tratta di piccoli reattori modulari che Bruxelles spera di commercializzare entro il 2030 per non perdere terreno rispetto ai giganti Cina e Stati Uniti. L’obiettivo politico resta quello della Cop28 di Dubai: triplicare la capacità nucleare mondiale entro il 2050.
Dopo anni di disinteresse seguiti al 2011, il settore sta vivendo un’epoca d’oro trainata da tre motori principali. Innanzitutto, la decarbonizzazione, legata alla necessità di azzerare le emissioni per combattere il cambiamento climatico, seguita dall’urgenza di garantire la sicurezza energetica per non dipendere più dalle importazioni di gas e petrolio da aree instabili.
Infine gioca un ruolo cruciale la tecnologia, con l’ascesa dell’intelligenza artificiale i cui data center richiedono una quantità massiccia e costante di energia elettrica che solo il nucleare e le rinnovabili possono garantire.
Secondo l’argentino Rafael Grossi – direttore dell’Aiea e uomo del dialogo diplomatico con Teheran, oltre ai 30 Paesi che già utilizzano l’atomo, altre 40 nazioni hanno espresso un forte interesse a costruire le proprie industrie nucleari.