PARIGI - Si apre oggi al Palazzo di Giustizia di Parigi il processo d’appello a carico di Marine Le Pen, chiamata a rispondere della condanna in primo grado emessa lo scorso 31 marzo.
La posta in gioco è altissima: la leader del Rassemblement National (RN) deve ribaltare una sentenza che le ha inflitto l’ineleggibilità per cinque anni con applicazione immediata, una misura che, se confermata, le sbarrerebbe la strada per le elezioni presidenziali del 2027 e per le legislative del 2029.
Il tribunale di primo grado aveva stabilito che Le Pen fosse “al centro di un sistema organizzato di storno di fondi pubblici”. L’accusa riguarda l’appropriazione indebita di circa 4,6 milioni di euro (di cui 1,1 già rimborsati) provenienti dai fondi dell’Europarlamento. Secondo i giudici, il partito faceva assumere dal Parlamento europeo persone che, in realtà, lavoravano esclusivamente per le attività interne del movimento.
Oltre alla sanzione dell’ineleggibilità, la condanna include una pena di quattro anni di carcere, di cui due effettivi da scontare tramite l’utilizzo del braccialetto elettronico. A carico di Marine Le Pen è stata inoltre stabilita una sanzione pecuniaria di 100.000 euro, mentre per il partito Rassemblement National è stata disposta una multa di due milioni di euro, la metà della quale è stata tuttavia sospesa.
Il dibattimento d’appello durerà cinque settimane e si chiuderà ufficialmente il 12 febbraio. Tuttavia, la sentenza definitiva è attesa solo per l’estate del 2026. Marine Le Pen è giunta in aula stamattina mostrandosi “combattiva e determinata”, decisa a dimostrare la propria innocenza per poter rappresentare i francesi alle urne.
L’obiettivo legale è duplice: ottenere l’assoluzione o, quantomeno, far slittare l’efficacia della condanna. Se la sentenza d’appello non dovesse ribaltare il verdetto, resterebbe la carta del ricorso in Cassazione. In quel caso, l’ineleggibilità non entrerebbe in vigore prima del verdetto finale; tuttavia, il presidente della Cassazione, Christophe Soulard, ha già avvertito che la Corte farà il possibile per emettere una decisione prima delle presidenziali, previste per la primavera del 2027.
Il delfino di Marine Le Pen e attuale presidente del partito, Jordan Bardella, ha duramente criticato il processo definendolo una minaccia per la democrazia. “Impedire a Marine Le Pen di presentarsi sarebbe profondamente inquietante”, ha dichiarato oggi, ribadendo che la sovranità spetta alla scelta degli elettori.
Nonostante la solidarietà, il partito si prepara al “piano B”. La stessa Le Pen ha ammesso di avere solo una “lieve speranza” di partecipare e ha indicato Bardella come il candidato naturale qualora lei fosse esclusa. I sondaggi recenti, del resto, sorridono al giovane leader il cui consenso oscilla tra il 31% e il 37% al primo turno.
In caso di vittoria, Le Pen (pur ineleggibile) potrebbe mantenere un ruolo di guida politica, mentre Bardella diventerebbe il più giovane Presidente della storia francese.