BRUXELLES - Il Parlamento Europeo si prepara a un voto decisivo sulle proposte legislative nate dal controverso “Accordo di Turnberry” sulle tariffe, siglato l’estate scorsa tra Ursula von der Leyen e Donald Trump nei campi da golf del tycoon in Scozia.
Nonostante le pressioni della Commissione, l’Eurocamera appare determinata a non approvare il testo così com’è, definendolo sbilanciato e privo di garanzie democratiche.
Bernd Lange (S&D), presidente della commissione Commercio internazionale, ha guidato l’offensiva definendo l’intesa “un patto, non un accordo”. La critica principale riguarda l’asimmetria tariffaria: il testo prevede zero dazi sulle merci industriali statunitensi importate in Europa, mentre le esportazioni europee negli Usa resterebbero soggette a un prelievo del 15%.
Lange chiede l’inserimento di una “sunrise clause”, una clausola che congeli l’entrata in vigore del patto fino al verificarsi di precise condizioni di reciprocità.
Sulla stessa linea la belga Kathleen Van Brempt, che ha accusato Washington di “bullismo diplomatico”, citando le recenti minacce sulla Groenlandia, le pressioni sulla Spagna e l’impennata dei prezzi energetici causata dal conflitto in corso. “Non firmeremo alcun assegno in bianco”, ha dichiarato, esigendo che gli Usa abbassino prima i dazi su acciaio e alluminio.
Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha invitato l’Aula al pragmatismo, sottolineando che la credibilità della Ue dipende dal “mantenere la parola data”.
Dombrovskis ha snocciolato i numeri imponenti del legame transatlantico per giustificare la necessità di andare avanti, ricordando che nel solo biennio 2024-2025 sono stati scambiati beni e servizi per un valore di 1.700 miliardi di euro. A questo si aggiungono 4.800 miliardi di euro di investimenti reciproci nelle due economie, con gli Stati Uniti che rappresentano il 20% del commercio globale dell’Unione Europea e restano la principale destinazione delle esportazioni europee.
Critiche durissime sono arrivate anche da Hermann Tertsch (Vox/PfE), che però ha spostato il mirino sulla leadership europea. Pur rifiutando quella che definisce “fobia antistatunitense” e ribadendo che l’unica alternativa al suicidio economico verso la Cina è l’alleanza con gli Usa, Tertsch ha attaccato l’inettitudine negoziale della Commissione. “Trump negozia con gli interessi nazionali in testa, von der Leyen no. Un dazio del 15% contro zero sarebbe l’ultimo chiodo nella bara del nostro settore primario”, ha dichiarato Tertsch.