La guerra in Iran ha ovviamente complicato tutto, ma Anthony Albanese ha mostrato a più riprese una notevole capacità di uscire indenne da situazioni estremamente difficili, perché è un politico di indubbia esperienza che sa assorbire attacchi e critiche e passare, grazie a pazienza e determinazione, dalla difesa al veloce recupero di credibilità e iniziativa.

La crisi dei carburanti, il costo della vita che sale ancora, nuove pressioni sul fronte dell’inflazione e, di conseguenza su quello dei tassi d’interesse, minacce inconcepibili di un presidente dal quale, nonostante tutto, è impossibile prendere totalmente le distanze (anche se era doveroso farlo su certe dichiarazioni e Albanese l’ha fatto), la necessità di mostrare controllo e garantire una guida salda e sicura. 

Opportuna e positiva quindi la missione lampo a Singapore per assicurarsi (o perlomeno dare l’impressione di avere fatto tutto quello che si poteva fare se la crisi dovesse peggiorare) che le navi cariche di benzina, diesel e carburante per gli aerei continuino ad arrivare. Sull’altro piatto della bilancia le assicurazioni delle forniture di gas da parte dell’Australia.

Trentasei ore a Singapore, con tanto di visita ad una raffineria - con foto e riprese video che male non fanno dal punto di vista dell’immagine - e promessa della sua controparte di Singapore, Lawrence Wong, di una prossima visita in Australia per mantenere stretti i rapporti commerciali e di amicizia fra i due Paesi.

Rientro sabato sera, con il ministro dell’Energia, Chris Bowen, che ha subito parlato di missione di gran successo che permetterà al Paese di fare fronte all’emergenza; poi l’ormai consueto bollettino: in riserva ancora 38 giorni di benzina, 31 di diesel e 28 di carburanti per aerei, “con almeno 57 navi in arrivo” che equivalgono ad altre quattro settimane garantite di rifornimenti, oltre a quanto già a disposizione e il mese extra in riserva.

E oggi, con una spesa straordinaria di circa 20 milioni di dollari, partirà una campagna di sensibilizzazione per ridurre quanto più possibile l’uso di benzina: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Catherine King lo ha confermato ieri, in un’intervista televisiva, dicendo che fa parte di quel piano in quattro fasi (e siamo alla seconda fase, quello del “Keep Australia moving”) che il governo ha stabilito per mantenere chiare linee di comunicazione con il pubblico facendo fronte all’emergenza.

“Tutto aiuta”, ha detto; ogni piccolo sacrificio per limitare l’uso delle automobili rientra nel progetto di lavorare tutti insieme per garantire che i servizi essenziali continuino a funzionare senza intoppi.  

Una doppia risposta (accordo con Singapore e campagna informativa) alle richieste del leader dell’opposizione Angus Taylor che ha accusato il governo di “scarsa trasparenza sull’emergenza” e della necessità di avere un regolare “bollettino sulla crisi”.

Albanese intanto assicura nuovi incontri con altri Paesi della regione per rafforzare gli sforzi per far fronte all’inaspettata emergenza energetica, con il chiaro proposito di non perdere l’iniziativa, anzi, secondo molti osservatori, sta preparando un piano di rilancio che inizierà con il budget del 12 maggio, per continuare poi con il 50esimo Congresso laburista - che si terrà ad Adelaide in luglio -, che permetterà di gettare le basi per la piattaforma programmatica per il 2028. 

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers, fra un mese, metterà sul tavolo le riforme, che erano state promesse nell’ultima campagna elettorale, in campo fiscale, che terranno conto – ancora una volta come promesso - dei fattori dell’equità intergenerazionale e del necessario incremento della produttività.

E non c’è che dire: la ‘macchina da guerra’ laburista rimane sempre ben oleata e pronta a leggere problemi e cercare soluzioni giocando sempre d’anticipo. Al contrario dei liberali che, nonostante il cambio al vertice, continuano a perdere consensi irrobustendo, come mai prima, l’alternativa populista di One Nation.

Il partito di Pauline Hanson, proprio grazie alle indecisioni e alle divisioni della Coalizione, sta accogliendo i frustrati, gli arrabbiati, i delusi, tutti coloro che non hanno mai votato per i laburisti o non vogliono più votare per loro, ma ritengono di non ricevere le risposte che vorrebbero sentire dall’opposizione. 

Ma One Nation, come dimostrato nelle recenti elezioni statali del South Australia, ha cominciato ad attirare l’attenzione anche nei seggi laburisti dove c’è una forte componente di lavoratori a reddito medio basso sui quali il carovita pesa ogni giorno di più o dove ci sono più giovani alle prese con l’indubbio problema della mancanza di alloggi.

E, a complicare il futuro del governo, anche il gruppo attivista conservatore Advance - che ha guidato la campagna per il “No” al referendum sulla Voce indigena e ha contribuito a far perdere il seggio a deputati dei Verdi, incluso il leader Adam Bandt – che ha lanciato “Operation First Strike” contro i parlamentari laburisti nei collegi marginali con un’intensa offensiva multimediale.

La campagna ‘contro’ è già iniziata in dieci seggi: Petrie e Forde nel Queensland, Bullwinkel e Brand nel Western Australia, Bendigo e Corangamite nel Victoria, Whitlam e Paterson nel New South Wales, Bass in Tasmania e Boothby nel South Australia. 

Prove generali, con la promessa da parte del direttore esecutivo di Advance, Matt Sheahan, di un graduale ampliamento del campo d’azione, assicurando campagne mirate e ben finanziate che, almeno in questo caso, dovrebbero dare una mano alla Coalizione. Per Taylor la possibilità di smentire le voci che lo vedono solo come un leader di transizione, destinato a lasciare il posto a Andrew Hastie entro la fine dell’anno, nella sua risposta al budget.

Dato che al momento non sta sicuramente guidando alcuna ripresa in fatto di idee, progetti e consensi, il leader dell’opposizione avrà l’opportunità di presentare una coerente e valida linea d’azione d’alternativa sui tre temi che aveva indicato come vitali per il rilancio del partito e della nazione: economia (in netta difficoltà), energia (più attuale che mai la necessità di una revisione della corsa a testa bassa senza gas e carbone di Bowen) e immigrazione (cavallo di battaglia non solo di Hanson ma anche del ‘collega’ Hastie e, con diverse sfumature, del leader dei nazionali Matt Canavan).

“Numeri troppo alti, standard d’ingresso troppo bassi, valori australiani non rispettati” era stato un po’ lo slogan di partenza di Taylor, dopo la defenestrazione di Sussan Ley, su quest’ultimo tema, poi un lungo silenzio. 

Governo quindi che continua a guidare il dibattito politico e prepara un budget che punterà ad evitare il pericolo di una recessione lavorando su quattro fronti: aiuto alle famiglie a basso reddito per arginare l’ondata dei rincari provocati dalla crisi-Trump (oltre alla seconda fase dei tagli fiscali già in programma); sicurezza energetica; riforme fiscali con occhio di riguardo al settore immobiliare (il ripescaggio di alcune misure che facevano parte del piano fallito di Bill Shorten è ormai una certezza); rinnovati sforzi di risanamento dei conti pubblici, con particolare attenzione rivolta al problema di sempre, del NDIS con tutte le sue imperfezioni e sprechi. 

Il ministro della Sanità, Mark Butler, non ha escluso un giro di vite che tenga in considerazione anche l’aspetto patrimoniale per determinare l’accesso ai servizi di assistenza.  

Il bilancio, che Albanese ha definito la scorsa settimana “il più importante e ambizioso del suo governo”, sarà presentato sullo sfondo di una guerra che ha sconvolto presente e futuro di ogni nazione. 

Presente e futuro in ballo anche a livello personale sia per lo stesso Albanese e la sua capacità di passare rapidamente da una strategia difensiva (come dimostrato dopo la delusione della Voce e la tragedia di Bondi) ad una d’attacco, sia per Jim Chalmers, il successore designato senza accordi e promesse in stile Hawke e Keating che inevitabilmente rovinano qualsiasi gestione di governo e, soprattutto, per Taylor per smentire voci e timori ben inquadrati nelle considerazioni di un esperto stratega politico che ha descritto il ‘rivale’ Hastie come una possibilità a doppio taglio per i liberali: “Per gli ottimisti potrebbe essere quello che è stato per i laburisti Kevin Rudd, per i pessimisti potrebbe rivelarsi Mark Latham”.