LAGO PUELO (CHUBUT) – Uno dei peggiori incendi di bosco nativo degli ultimi vent’anni della Patagonia argentina è stato finalmente contenuto. A confermarlo è il governatore della Provincia di Chubut, Ignacio Torres, riferendosi al vasto incendio forestale scoppiato il 5 gennaio a Puerto Patriada, nella giurisdizione di El Hoyo, e che si è rapidamente propagato lungo il Cerro Pirque fino a raggiungere la località di Epuyén.
Mentre le fiamme venivano progressivamente domate, sui social network hanno iniziato a circolare numerosi post che attribuivano la responsabilità degli incendi a presunti “soldati israeliani” o a “gruppi mapuche”. Accuse che, secondo la giustizia locale, sono del tutto infondate.
Secondo la procura, esistono però “elementi sufficienti per presumere un intervento umano deliberato”, escludendo così l’ipotesi iniziale di un guasto elettrico.
La procuratrice generale di Lago Puelo, Débora Barrionuevo, ha spiegato che le prime perizie effettuate nel punto di origine del rogo hanno rilevato “la presenza di combustibile sul terreno”, rafforzando l’ipotesi di un incendio doloso.
Dopo la conferma dell’intenzionalità, sui social si sono diffusi nuovi post che facevano riferimento alla presenza di soldati israeliani sotto copertura di turisti. Uno di questi era accompagnato da un video in cui si vede un giovane rimproverare un turista per aver acceso un fuoco in una zona boscosa. Quest’ultimo, parlando in inglese, si scusa per l’accaduto.
Il video è stato girato nel Parco Nazionale Los Glaciares, nella provincia di Santa Cruz (a circa 1.400 chilometri di distanza dall’area colpita dagli incendi in Chubut). L’autore è un giovane che ha chiarito che, dopo il suo intervento, i turista in questione e un compagno – da lui indicati come israeliani, ma senza conferma ufficiale – hanno lasciato il luogo, che il fuoco è stato completamente spento e che l’episodio è stato denunciato alle autorità del parco.
Altri hanno puntato il dito contro presunti “terroristi mapuche”, ipotesi che era stata alimanetata anche dai comunicati del Ministero della Sicurezza nazionale.
Tuttavia, il procuratore capo di Lago Puelo, Carlos Díaz Mayer, ha dichiarato che entrambe le ipotesi “sono un’invenzione” e che “l’indagine non segue affatto questa linea”.
Secondo quanto dichiarato da Díaz Mayer in conferenza stampa, insieme al capo della Polizia di Chubut Andrés García, l’ipotesi principale è che l’incendio sia stato appiccato nel contesto di una disputa per la proprietà delle terre tra due gruppi di vicini appartenenti a un insediamento alternativo della zona.
García ha aggiunto che l’analisi delle telecamere di sicurezza ha evidenziato la presenza sospetta di due camioncini carichi di mobili e oggetti personali, simili a un trasloco, pochi minuti dopo l’inizio dell’incendio.
L’indagine si concentrerebbe su una donna trasferitasi nella zona due anni fa dalla provincia di Buenos Aires che però non è stata accolta dalla comunità del posto. La sospettata si è difesa dichiarando alla stampa di essere una vittima dell’incendio e di aver caricato sulle van solo alcuni elettrodomestici per salvarli dalle fiamme.
In relazione a questa pista investigativa, la giustizia ha effettuato perquisizioni e sequestrato i telefoni cellulari dei sospettati per analizzarne spostamenti e comunicazioni e due persone si sono presentate volontariamente a dichiarare, ma al momento non risultano ancora arresti né imputazioni formali.