PORDENONE - Un uomo di 68 anni è stato portato in Questura a Pordenone perché sospettato dell’omicidio di Mario Ruoso, imprenditore e patron dell’emittente TelePordenone, trovato morto nella sua abitazione. L’uomo, secondo quanto emerge dalle indagini, sarebbe uno storico collaboratore della vittima.
A confermare l’esistenza di un sospettato è stato il procuratore della Repubblica Pietro Montrone, spiegando che “c’è una persona in Questura a Pordenone sulla quale si nutrono forti sospetti rispetto al delitto”. L’uomo è stato individuato nella notte dalla polizia nella sua abitazione e accompagnato negli uffici della Questura, dove si trova in attesa della formalizzazione degli atti a suo carico.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, Ruoso sarebbe stato ucciso nella sua casa con diversi colpi alla testa inferti con un oggetto contundente, probabilmente una spranga. Il corpo dell’imprenditore è stato trovato a terra, in una pozza di sangue. Gli investigatori stanno cercando proprio l’arma del delitto, che al momento non è stata ancora individuata.
Questa mattina gli agenti hanno sequestrato l’auto nella disponibilità del sospettato, parcheggiata vicino alla sua abitazione a Tiezzo di Azzano Decimo. Nel bagagliaio del veicolo è stato trovato un borsone, subito portato via per accertamenti, mentre l’auto è stata trasferita per ulteriori analisi scientifiche. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Federica Urban.
I vigili del fuoco, compresa una squadra fluviale, hanno setacciato una porzione del fiume Meduna a Prata di Pordenone su indicazione della polizia, per ricercare l’arma del delitto.
Secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi, tra le ipotesi sul movente c’è quella economica. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire i rapporti tra l’imprenditore e il suo collaboratore e verificare eventuali questioni finanziarie.
Quando la polizia è arrivata nell’abitazione del sospettato lo ha trovato in compagnia di un cittadino straniero, la cui posizione è ora al vaglio degli investigatori. La Procura ha comunque precisato che ulteriori dettagli saranno resi noti solo dopo la formalizzazione dell’accusa.
Sulla vicenda è intervenuto anche Alessandro Ruoso, nipote dell’imprenditore, che ha raccontato di essere stato lui a trovare il corpo dello zio.
“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”, ha detto ai microfoni di Tv12, sostenendo che “solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”.