PECHINO - La “purga” che sta travolgendo l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) non ha precedenti nella storia recente della Repubblica Popolare. Secondo un nuovo studio del CSIS, la campagna di epurazioni avviata da Xi Jinping è molto più vasta di quanto ipotizzato finora: un terremoto che ha decimato lo stato maggiore e sta riscrivendo il patto di fedeltà tra il Partito e le forze armate.
Dal 2022 a oggi, il vertice militare cinese è stato letteralmente svuotato: 101 sono i generali coinvolti, di cui 36 rimossi ufficialmente e 65 scomparsi o sotto indagine. Inoltre, sei membri della Commissione Militare Centrale (il vertice assoluto del potere) sono stati epurati, inclusi due Ministri della Difesa e i vicepresidenti He Weidong e Zhang Youxia. Alla fine del 2025, l’unico generale superstite nell’organismo è Zhang Shengmin, che siede accanto al presidente Xi Jinping.
Circa il 52% delle posizioni di vertice del PLA è stato colpito. Attualmente, solo il 21% dei ruoli di leadership è occupato stabilmente; il resto è affidato a nomine ad interim o risulta vacante.
Nessun settore è rimasto immune, ma la Forza Missilistica (che custodisce dell’arsenale nucleare) è stata rasa al suolo: tutti e quattro gli ex comandanti sono stati rimossi per sospetta corruzione negli appalti.
Anche i cinque comandi di teatro (responsabili delle operazioni su Taiwan e Mar Cinese Meridionale) sono stati ristrutturati. Il Comando Meridionale è il più colpito, avendo perso simultaneamente comandante, commissario politico e quattro vice. Curiosamente, l’aviazione sembra il ramo più protetto, forse segnale di una maggiore fiducia di Xi verso questa componente.
Se politicamente Xi ha blindato il suo potere eliminando anche figure storiche come i cosiddetti “principi rossi”, il prezzo operativo di questa scelta si è rivelato altissimo. Nel 2025, le grandi esercitazioni attorno a Taiwan hanno subito ritardi fino a 19 giorni rispetto ai 3-4 giorni del 2024, venendo spesso declassate a semplici addestramenti tecnici.
Contemporaneamente, le manovre congiunte con la Russia sono crollate da 14 a 6 e sono scomparse le operazioni multidominio, segno che l’epurazione dei pianificatori esperti sta pesando sulla strategia di guerra. Infine, la fuga di cervelli ha visto il 61% dei rimossi appartenere al ramo operativo, lasciando oggi la CMC priva di comandanti con reale esperienza di combattimento.
La campagna costringe Xi a ricostruire il vertice quasi da zero. I criteri per le nuove nomine sono ferrei: lealtà politica assoluta prima della competenza tecnica. L’obiettivo primario resta la sicurezza del regime e la stabilità della futura successione.
Questa è la più profonda ristrutturazione militare dai tempi di Mao. Se da un lato Xi ha ottenuto il controllo totale “in uniforme”, dall’altro ha introdotto un’incognita pericolosa sulla capacità della Cina di gestire crisi internazionali complesse o sostenere un conflitto su larga scala nei prossimi anni.