BOGOTÀ - Gustavo Petro ha reagito agli attacchi militari contro il Venezuela mantenendo aperta la via diplomatica per evitare un’escalation regionale, ma adottando al tempo stesso toni durissimi nei confronti degli Stati Uniti. Il presidente colombiano, oggetto di minacce dirette da parte di Donald Trump, ha infatti controattaccato il governo Usa, arrivando a definirlo “un clan di pedofili”. 

Il governo di Bogotà ha attivato dispositivi di sicurezza e assistenza umanitaria per far fronte a eventuali emergenze migratorie, mentre la Cancelleria è stata incaricata di mantenere aperti i canali diplomatici e di promuovere, nei forum regionali e multilaterali, una verifica indipendente dei fatti. “La pace, il diritto internazionale e la difesa della vita devono venire prima di qualsiasi confronto armato”, ha ribadito il Petro in un comunicato ufficiale. 

Il presidente colombiano ha annunciato misure preventive per proteggere la popolazione civile e mantenere la stabilità lungo la frontiera colombo-venezuelana, avvertendo che l’escalation rischia di trasformare l’intera regione in un nuovo fronte di tensione. 

Ma è dal palco di un evento a Santa Marta che Petro ha lanciato l’affondo più duro, accusando direttamente il presidente statunitense Donald Trump di aver ordinato un’“aggressione militare criminale” contro Caracas.  

Secondo il leader colombiano, dietro le operazioni navali nel Mar dei Caraibi non ci sarebbero ragioni di sicurezza, ma interessi politici ed economici. “Un clan di pedofili vuole distruggere la nostra democrazia”, ha dichiarato, sostenendo che la guerra servirebbe a evitare la pubblicazione della lista di Jeffrey Epstein e a giustificare un’azione contro il Venezuela per il controllo del suo petrolio. 

Secondo il presidente colombiano, l’escalation in Aemerica Latina sarebbe anche un modo per distogliere l’opinione pubblica statunitense dalle tensioni politiche interne e dalla crisi economica che affronta il secondo mandato di Trump. 

Il capo dello Stato colombiano ha poi rilasciato dichiarazioni personali dal forte valore simbolico. Ex guerrigliero del M-19, Petro ha affermato che, nonostante l’impegno assunto con il Patto di pace del 1989, sarebbe disposto a “riprendere le armi” se la Colombia venisse minacciata. Ha respinto con decisione le accuse di illegittimità e di legami con il narcotraffico, rivendicando trasparenza patrimoniale e politica. 

Infine, Petro ha difeso la strategia del suo governo contro i gruppi armati illegali, ricordando le operazioni nel dipartimento del Cauca e denunciando l’uso di minori come scudi umani da parte delle organizzazioni criminali. “Bombardare senza intelligence significa uccidere bambini e trasformare i contadini in nuovi guerriglieri”, ha avvertito, lanciando un monito contro una spirale di violenza che, a suo giudizio, potrebbe travolgere l’intera America Latina.