NEW YORK - I mercati finanziari hanno reagito con vigore all’annuncio di un possibile cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, con un crollo del prezzo del petrolio e un deciso rialzo degli indici azionari.
La proposta, avanzata dal presidente Donald Trump con la mediazione del Pakistan, prevede una pausa nelle ostilità a condizione che Teheran consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il prezzo del greggio statunitense è sceso bruscamente, perdendo oltre il 15 per cento e tornando sotto i 95 dollari al barile, dopo aver toccato quota 117 nelle ore precedenti. Anche il Brent è tornato sotto i 100 dollari. Il movimento riflette una riduzione immediata del rischio percepito sulle forniture globali.
Parallelamente, i futures sui principali indici americani hanno registrato un robusto rimbalzo. L’S&P 500 è salito di oltre il 2,5 per cento, mentre il Dow Jones ha guadagnato circa 1.000 punti. Il Nasdaq 100 ha segnato un incremento vicino al 3 per cento. Dinamica simile anche per altri indicatori, come il Russell 2000.
La reazione si è estesa rapidamente ad altri mercati. In Australia, l’ASX ha aperto in rialzo di oltre il 2 per cento, mentre le borse asiatiche ed europee sono attese in crescita. Anche i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono scesi, segnale di un momentaneo allentamento delle tensioni.
La chiave resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita oltre il 20 per cento del petrolio mondiale. Dall’inizio di marzo, il traffico marittimo è stato fortemente limitato, con petroliere riluttanti a entrare nell’area a causa degli attacchi e delle minacce. Questo ha alimentato volatilità e spinto i prezzi al rialzo nelle settimane precedenti.
Teheran ha indicato la possibilità di consentire il passaggio delle navi per un periodo limitato, pur senza chiarire modalità e condizioni. La tregua, se confermata, rappresenterebbe quindi una pausa operativa più che una soluzione strutturale.
Gli analisti restano cauti. Secondo alcune valutazioni, una finestra di due settimane potrebbe non essere sufficiente per ristabilire pienamente i flussi energetici, lasciando spazio a nuove tensioni sui prezzi di petrolio, benzina e gasolio.
Nonostante il calo registrato, il greggio resta su livelli elevati rispetto all’inizio dell’anno, con un aumento superiore al 70 per cento. Il rimbalzo dei mercati riflette quindi più un sollievo immediato che un cambio definitivo di scenario.
La reazione degli investitori segnala quanto il sistema globale resti sensibile agli sviluppi geopolitici, soprattutto quando coinvolgono nodi critici come le rotte energetiche del Golfo.