ROMA – L’Italia potrebbe contribuire alla solidarietà energetica europea in caso di difficoltà di approvvigionamento di gas, ma senza intaccare le riserve strategiche.
A dirlo è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto al Forum ANSA dedicato alle “voci del governo”, durante il quale ha affrontato anche i possibili effetti della guerra in Iran sui prezzi dell’energia e le misure allo studio dell’esecutivo.
“Stiamo facendo i conti adesso per verificare quanta disponibilità sia già assegnata al mercato e quanta ce ne sia nelle riserve di gas, sia all’interno del Paese sia all’estero ma mobilitabile”, ha spiegato il ministro, riferendosi all’impegno di solidarietà dell’Italia verso i Paesi europei che dovessero trovarsi in difficoltà con le scorte.
Il contributo italiano, ha precisato, sarebbe comunque limitato: “Mi tengo molto cauto su questa questione, non andiamo oltre il 12 o il 13%”. In ogni caso, ha aggiunto, non verrebbero toccate le riserve strategiche.
Nel corso del confronto Pichetto Fratin ha parlato anche della transizione energetica e delle difficoltà nello sviluppo delle rinnovabili, sostenendo che esiste ancora “un blocco di interi territori e intere regioni” rispetto a nuovi impianti eolici e fotovoltaici.
“Non possiamo tappezzare il più bel Paese del mondo”, ha detto, sostenendo che le rinnovabili devono essere integrate con altre tecnologie, tra cui il nucleare. L’obiettivo attuale è raggiungere gli 80 gigawatt di capacità rinnovabile entro il 2030, ma lo stesso ministro ha riconosciuto che potrebbe non essere sufficiente alla luce dell’aumento della domanda di energia.
Oggi l’Italia consuma circa 310-315 terawattora all’anno, ma le stime indicano che entro il 2040 il fabbisogno potrebbe arrivare a circa 450 terawattora, anche per la crescita dei data center e delle nuove tecnologie digitali.
Pichetto Fratin ha poi criticato il funzionamento attuale dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Il principio alla base del meccanismo - ha spiegato - è corretto, perché “chi inquina deve pagare di più”, ma “in questo momento fa l’effetto esattamente opposto a quello che era il giusto obiettivo”, ha osservato. Questo perché incide sul costo dell’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e finisce per riflettersi sulle bollette.
Il tema, ha ricordato, è stato sollevato anche dal governo italiano in sede europea.
Il ministro è tornato infine sulla possibile attivazione delle cosiddette accise mobili sui carburanti, il meccanismo che consente di ridurre temporaneamente le accise quando i prezzi salgono molto. Esiste già una norma quadro approvata nel 2023, ma potrebbe essere necessario correggerla: la valutazione è ora in corso al ministero dell’Economia.
Pichetto Fratin ha invitato comunque alla prudenza, ricordando che in questa fase i prezzi del petrolio e del gas sono estremamente volatili e possono oscillare anche del 20% in poche ore. Prima di intervenire, ha spiegato, è necessario capire se gli aumenti siano destinati a durare o se siano legati alla situazione internazionale e alle tensioni della guerra in corso.