Lo studioso italiano Mario Casari presenta l’opera, Le Avventure di Pinocchio di Carlo Collodi come probabilmente il libro più tradotto della letteratura mondiale (senz’altro della letteratura italiana).

Oltre al numero impressionante di lingue coinvolte, Casari sottolinea l’importante portata culturale del testo, che ha generato traduzioni complete non solo nelle principali lingue del mondo, ma anche in dialetti, lingue minoritarie e contesti educativi in ogni parte del globo.

Dalla prima pubblicazione a puntate tra il 1881 e il 1883 al rapido successo in volume, Pinocchio supera presto i confini italiani, diventando un punto di riferimento per la letteratura per l’infanzia.

Casari suddivide il percorso internazionale di Pinocchio in quattro grandi periodi. Il primo, dagli anni Novanta dell’Ottocento fino alla Prima guerra mondiale, vede la comparsa di traduzioni in Paesi geograficamente o culturalmente vicini all’Italia, tra cui Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Svezia, Germania, Spagna e Russia.

Alcune edizioni sono traduzioni fedeli, altre adattamenti parziali, a testimonianza della difficoltà di rendere la vivacità e la musicalità del toscano collodiano.

Il secondo periodo segna l’ingresso di Pinocchio in contesti culturali più lontani, come in Giappone, e in Cina negli anni Venti del Novecento.

Queste traduzioni nascono talvolta da circostanze storiche specifiche e sono spesso mediate da versioni inglesi, piuttosto che direttamente dall’italiano, segnando però l’inizio della presenza di Pinocchio in sistemi letterari non europei.

Il terzo periodo inizia intorno al 1940, quando scadono i diritti d’autore e il successo globale del film animato della Disney amplia enormemente la diffusione della storia. 

Da questo momento, le traduzioni si moltiplicano in Africa, Medio Oriente e nel subcontinente indiano, includendo arabo, ebraico, persiano, swahili, amarico, malgascio e numerose lingue dell’Asia meridionale.

Molte edizioni nascono in contesti missionari, educativi o statali. Nel 1957 il prete missionario italiano in Tanganyika, P. Serafino Bella Eros traduce e pubblica Pinocchio nella lingua Swahili col titolo Mambo yaliyompata Pinokyo. Hadithi ya mwanasesere (Le cose che accaddero a Pinocchio. Storia di un pupazzo).

Una seconda traduzione più moderna esce anni dopo, grazie agli sforzi della professoressa Graziella Acquaviva dell’Università di Torino.

Il quarto periodo, tuttora in corso dagli anni Ottanta, è caratterizzato dalla globalizzazione e da un flusso continuo di nuove traduzioni, edizioni, illustrazioni e adattamenti, comprese versioni in lingue minoritarie, dialetti e perfino lingue morte.

Casari evidenzia come i traduttori localizzino spesso la storia attraverso adattamenti culturali: nomi, riferimenti alimentari, strutture sociali, illustrazioni e soprattutto il termine chiave “burattino” vengono rimodellati secondo le tradizioni locali.

In questo processo, Pinocchio diventa al tempo stesso profondamente locale e universalmente riconoscibile, permettendo ai lettori di tutto il mondo di appropriarsi del racconto, spesso dimenticandone le origini toscane.

E non dimentichiamo le numerose traduzioni nelle lingue regionali e nei dialetti parlati in Italia e nei Paesi confinanti. La prima è Las aventüras da Pinuoch. Istorgia d’üna marionetta, pubblicata nel romancio svizzero nel 1934.

La traduzione in un dialetto italiano appare solo nel 1952, con l’edizione in reggiano - persino prima della prima traduzione latina nel 1962, Pinoculus latinus.

Dopo una serie di altre traduzioni in vari dialetti e lingue regionali, il 2023 vede invece la pubblicazione di Curlicchie: Le avventure di Pinocchio in dialetto pugliese.

Sembra che i cultori di lingue minoritarie e di dialetti nutrano una passione particolare per Pinocchio, ed è facile prevedere che nei prossimi anni vedremo tante altre traduzioni. Bravo Pinocchio!