ROMA – L’Agcom ha sanzionato Cloudflare, con una multa di oltre 14 milioni di euro, per violazione delle norme antipirateria. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha contestato alla società statunitense di non aver dato seguito agli ordini impartiti per contrastare la diffusione di contenuti protetti da diritto d’autore. 

In particolare, Agcom aveva chiesto a Cloudflare, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente, di disabilitare la risoluzione Dns dei nomi di dominio e l’instradamento del traffico di rete verso determinati indirizzi Ip segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield. 

Il Dns, il sistema che traduce i nomi dei siti web in indirizzi numerici comprensibili ai computer, è infatti uno snodo essenziale per rendere raggiungibili i contenuti online. In alternativa, la società avrebbe potuto adottare misure tecnologiche e organizzative equivalenti per impedire agli utenti finali di accedere ai contenuti pirata. 

Secondo l’Autorità, Cloudflare “ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti”, anche dopo la notifica formale dell’ordine. La normativa prevede, in questi casi, una sanzione fino al 2% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso prima della contestazione. L’Agcom ha quindi applicato una multa pari all’1% del fatturato globale della società. 

Nel provvedimento si sottolinea la particolare rilevanza del ruolo della società, dal momento che una percentuale molto elevata dei siti oggetto di blocco da parte dell’Autorità utilizza i servizi da lei offerti per la diffusione illegale di opere protette. La decisione viene definita una delle prime sanzioni pecuniarie di questo rilievo in materia di diritto d’autore online. 

Con questa delibera, Agcom afferma di dare piena attuazione alla legge antipirateria, che ha ampliato in modo esplicito la platea dei soggetti obbligati a collaborare nel contrasto alla pirateria. Gli obblighi non riguardano più solo chi ospita direttamente i contenuti illegali, ma tutti i fornitori di servizi coinvolti, a qualsiasi titolo, nell’accessibilità dei siti o dei servizi illeciti, inclusi i provider di Dns pubblici e i gestori di motori di ricerca, indipendentemente dal Paese in cui hanno sede. 

Dalla sua entrata in funzione, nel febbraio 2024, la piattaforma Piracy Shield ha portato alla disabilitazione di oltre 65 mila nomi di dominio e di circa 14 mila indirizzi utilizzati per la fruizione illegale di opere protette.