CANBERRA - I contribuenti australiani stanno pagando una cifra record per la detenzione dei minori, mentre il numero di ragazzi rinchiusi continua a crescere.

Secondo l’ultimo Report on Government Services della Productivity Commission, la spesa annuale per le carceri minorili ha raggiunto 1,1 miliardi di dollari, circa 100 milioni in più rispetto all’anno precedente. In cinque anni l’aumento complessivo è stato di 400 milioni, un dato che riporta al centro il dibattito sull’efficacia delle politiche punitive.

Il costo medio stimato è altissimo: circa 1,3 milioni di dollari per ogni minore detenuto in un anno, pari a oltre 3.600 dollari al giorno. Nel 2025, il numero di giovani in detenzione è salito a circa 860, contro i 792 registrati nel 2020. Numeri che, per chi critica il sistema, dimostrano un problema strutturale: la spesa cresce, ma i risultati in termini di riduzione del crimine restano limitati.

A puntare il dito è Anne Hollonds, ex commissario nazionale per I minori e oggi portavoce della Justice Reform Initiative. Hollonds sostiene che si stiano investendo risorse senza ottenere benefici reali per la sicurezza pubblica. “Stiamo spendendo somme record in un sistema da cui quasi tutti i minori tornano dentro”, ha detto, citando un dato chiave: circa l’85 per cento dei minori rilasciati rientra in un regime di supervisione entro 12 mesi. Per Hollonds, questi livelli di recidiva rappresentano un fallimento politico che ricade sulle tasche dei cittadini.

Il documento evidenzia anche forti differenze tra Stati e Territori. Nel Victoria la spesa supera i 2,6 milioni di dollari per minore all’anno, il livello più alto del paese. Hollonds ha criticato misure come la politica dell’“adult time for violent crime” rivolta ai 14-17enni, annunciata a fine 2025. Secondo lei, solo due anni fa i numeri della detenzione minorile nello stato stavano scendendo, mentre ora si registra un’inversione rapida legata a scelte più dure.

Resta poi il nodo della sovra-rappresentazione indigena. In media, ogni giorno circa 734 minori sono detenuti in Australia e il 62 per cento è composto da giovani aborigeni. Nel New South Wales il numero di minori aborigeni in detenzione è aumentato dell’86 per cento rispetto al 2020-21. Nel Northern Territory, la quota arriva al 95 per cento, un dato che continua a sollevare accuse di disuguaglianze profonde nel sistema.

Un altro segnale di allarme riguarda la sicurezza nei centri: nel 2024-25 si sono registrati 36 episodi di ferite causate da aggressioni gravi, contro i 20 dell’anno precedente. Hollonds chiede di spostare risorse su prevenzione, intervento precoce e soluzioni guidate dalle comunità, sostenendo che solo così si può ridurre davvero il ricorso al carcere minorile.