ROMA - Corsa contro il tempo per ricucire lo strappo interno al Pd sul ddl in materia di contrasto all’antisemitismo. Ed è proprio sulle proposte di modifiche al testo base adottato dalla commissione Affari costituzionali del Senato che si gioca l’ennesimo braccio di ferro tra i dem. Da una parte, Graziano Delrio, che ha presentato un ddl insieme ad altri senatori riformisti, non appare disposto a cedere su alcuni punti della sua proposta considerati “non negoziabili”. Dall’altra, la maggioranza del partito sembra intenzionata a riproporre l’ossatura della proposta alternativa a prima firma di Andrea Giorgis, osteggiata dallo stesso Delrio e da buona parte dei riformisti stessi. Il lavorìo di mediazione prosegue senza sosta, ma il punto di caduta è ancora lontano. Le interlocuzioni si intensificano. Con Giorgis, Delrio e Francesco Verducci chiamati a trovare un accordo su possibili emendamenti comuni.

Alla “convergenza” richiama anche l’ex ministro. Ma intanto si prepara a trasformare almeno due punti della sua proposta in emendamenti che non troverebbero la condivisione del resto del gruppo. In primis, Delrio non molla sul proporre come cornice del ddl, ma senza effetti di legge, la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Definizione molto criticata dalla sinistra del partito e che non compare nella proposta di Giorgis. Altro punto irrinunciabile per il senatore riformista, è che il ddl sia focalizzato unicamente sul contrasto all’antisemitismo. Da qui l’indisponibilità a mediare qualora la maggioranza dem intendesse riproporre la formula del ddl Giorgis, volto a introdurre disposizioni “per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo e degli altri atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa”.

“No a un testo annacquato”, è il refrain riformista. Se le divergenze su questi punti appaiano inevitabili, su altri, i dem potrebbero convergere senza grossi intoppi presentando anche emendamenti comuni. Con i riformisti che aprono su altre questioni rilevanti. “Siamo d’accordo - riflette più di qualcuno - sul non mettere nessun tipo di sanzione, penale o amministrativa, che limiti la libertà d’espressione, cosa che invece si prevede nel testo base della Lega”. Altro terreno di accordo potrebbe essere quello del contrasto all’antisemitismo sul web, nelle scuole e nelle università. Ma la guardia, tra i riformisti resta alta. “Mi auguro che il Pd possa fare un lavoro condiviso valorizzando il contributo portato da Delrio, divisioni e arretramenti sul piano dell’antisemitismo sarebbero insensate e dannose”, sottolinea uno dei firmatari del ddl riformista.