CANBERRA - L’ex Australiana dell’anno Year Grace Tame è al centro di un acceso dibattito nazionale dopo aver partecipato a una manifestazione a Sydney contro la visita in Australia del presidente israeliano Isaac Herzog, scandendo dal palco il coro “From Gadigal to Gaza, globalise the intifada”.
Le sue parole hanno suscitato reazioni immediate nel mondo politico e nella comunità ebraica, con richieste esplicite di revocarle il prestigioso riconoscimento conferitole nel 2021.
La protesta, che ha riunito migliaia di persone nei pressi del municipio di Sydney, si è svolta mentre Herzog era in città per incontrare esponenti della comunità ebraica, ancora scossa dall’attentato di Bondi Beach del 14 dicembre, in cui 15 persone hanno perso la vita. Durante il corteo si sono verificati scontri con la polizia e arresti, in un clima di forte tensione.
Il premier del New South Wales Chris Minns ha collegato direttamente il coro “globalise the intifada” alla violenza, definendolo un richiamo a una “rivolta terroristica” e sostenendo che espressioni di questo tipo contribuiscono a creare un contesto pericoloso per la sicurezza della comunità ebraica australiana. Parole simili sono arrivate da diversi rappresentanti politici, sia a livello statale che federale.
Esponenti della Coalizione e di One Nation, tra i quali Barnaby Joyce, hanno chiesto formalmente che Tame venga privata del titolo di Australian of the Year. Il presidente dell’Australian Jewish Association, Robert Gregory, ha dichiarato che quel tipo di slogan è percepito come una minaccia diretta. Anche Pauline Hanson ha invitato il National Australia Day Council a intervenire, sostenendo che il comportamento di Tame avrebbe portato discredito all’onorificenza.
Dal canto loro, gli organizzatori della protesta e diversi attivisti pro-Palestina ribadiscono che l’espressione non sarebbe antisemita, ma un appello ai diritti dei palestinesi. Una posizione respinta da molte organizzazioni ebraiche, che ricordano come il termine “intifada” sia storicamente associato a campagne di violenza contro civili israeliani.
Il governo federale ha cercato di smorzare i toni. Il ministro dei Servizi sociali Tanya Plibersek ha definito lo slogan “divisivo” e ha ribadito il sostegno del Partito laburista a una soluzione a due Stati, prendendo le distanze da messaggi che evocano un unico Stato. Il primo ministro Anthony Albanese ha evitato di entrare direttamente nel merito della posizione di Tame, richiamandosi a precedenti dichiarazioni sulla visita di Herzog.
Resta ora aperta la questione se le parole pronunciate dall’ex Australian of the Year avranno conseguenze formali.
Al momento, il National Australia Day Council non ha annunciato alcun procedimento, mentre il dibattito pubblico continua a riflettere le profonde fratture politiche e sociali emerse attorno al conflitto in Medio Oriente.